E’ abuso d’ufficio l’adozione di permesso di costruire in violazione del piano regolatore

Di Edoardo Mobrici -

Cassazione Sezione III n.15166 del 5 aprile 2018. (Cc 22.2.2018)

La sentenza in oggetto si colloca in conformità al principio non controverso secondo cui l’adozione di permessi di costruire in violazione delle disposizioni contenute nel piano regolatore integra violazione di legge rilevante ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 323 cod. pen. (cfr. Sez. 6, n. 16241 del 02/04/2001 Ud., Ruggeri, Rv. 218516; Sez. 6, n. 6247 del 14/03/2000, Sisti e a., Rv. 216229).

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Ufficio D.D.A. – impugnava l’ordinanza della Sezione del riesame del Tribunale reggino che aveva annullato il provvedimento applicativo di misure cautelari in relazione al reato di cui agli artt. 110, 61 n.2 e 323 c.p., 7 d.l. 151/1991 conv. con modiff. nella l. 203/1991.

Il D.M. 2 aprile 1968 n.1444, in adempimento al precetto contenuto nel comma 8° dell’art.41 – quinquies L.U., introdotto dall’art. 17 della legge ponte n.765/1967, ha dettato la suddivisione in zone del territorio comunale onde assicurare la congrua dotazione degli spazi da riservare ai fini pubblici nella redazione degli strumenti urbanistici sia generali che di attuazione. Si ha così una suddivisione che tiene conto anche dello stato attuale dell’insediamento (edificazione completata, non ancora completata o da attuarsi).

Il territorio è suddiviso in diversi tipi di zone omogenee nello specifico: il Piano Regolatore Generale Comunale del comune di Locri, approvato nel 1998, stabilisce che gli istituti di istruzione superiore siano collocati in zona F1, vale a dire nella zona territoriale del comune specificamente destinata ad ospitare gli impianti di interesse generale. Le zone B, detta zona di completamento, comprende le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A (le parti del territorio interessato da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale).

La Suprema Corte accoglie il ricorso del Procuratore. A parere della Suprema Corte è evidente nel P.R.G.C. di Locri – il Comune, in accordo con la Regione, abbia delineato lo sviluppo del territorio prevedendo un’apposita zona per la collocazione degli istituti di istruzione secondaria, il funzionario comunale incaricato di rilasciare i titoli abilitativi in conformità alla pianificazione urbanistica non può certo, sovrapponendo la propria personale e diversa valutazione a quella degli organi competenti, autorizzare il cambio di destinazione d’uso di un immobile ricadente in zona B1 ad edilizia scolastica genericamente intesa, così da consentire di adibire l’edificio – di fatto già illegittimamente in tal modo utilizzato nell’inerzia delle autorità competenti alla vigilanza – ad ospitare istituti di istruzione secondaria che il piano regolatore colloca invece in altra zona del territorio comunale.

La Suprema Corte osserva che le disposizioni urbanistiche che regolano in senso limitativo il ius aedificandi non hanno valore retroattivo e dunque non incidono sulla destinazione degli edifici scolastici già realizzati, sia perché, le disposizioni urbanistiche nazionali sulla zonizzazione, di regola recepite dai piani regolatori, consentono la realizzazione in zona residenziale (di completamento o di espansione) delle scuole primarie, così da dimensionare il fabbisogno di tali istituti alla realizzazione di nuove residenze e, dunque, all’insediamento di nuovi abitanti.

La Corte, pertanto, annullava l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Riesame.