Anche lo “sviamento di potere” integra il requisito della violazione di legge ai fini dell’art. 615-ter c.p.

Di Federico Emiliani -

Cass., Sez. Un., ud. 18 maggio 2017 (dep. 8 settembre 2017), n. 41210

La vicenda concreta che ha originato la sentenza in commento vedeva coinvolta una cancelliera in servizio presso la Procura della Repubblica di Busto Arsizio che effettuava numerosi accessi, tramite il registro delle notizie di reato Re.Ge., alle informazioni inerenti al procedimento penale a carico di un soggetto (suo conoscente); procedimento assegnato ad un sostituto procuratore diverso rispetto a quello presso il quale la signora prestava il proprio servizio.
La questione relativa all’integrazione della fattispecie in commento da parte del soggetto abilitato, perché munito di password, che acceda o si trattenga per scopi o finalità estranei a quelli per i quali risulta autorizzato era già stata oggetto di una pronuncia delle Sezioni Unite (Cass. Pen., Sez. Un., n. 4694/11, Casani, Rv. 25129): nell’occasione è stata affermata l’irrilevanza delle finalità perseguite dall’agente, dovendosi piuttosto avere riguardo alle ipotesi nelle quali l’accesso fosse avvenuto in violazione dei limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema, oppure quando venisse posta in essere una operazione ontologicamente diversa rispetto a quelle per le quali il soggetto era autorizzato.
La sentenza in commento evidenzia come, successivamente alle Sezioni Unite Casani, si sia formato un nuovo contrasto in seno alla Quinta Sezione.
Secondo un primo orientamento, in materia deve necessariamente trovare applicazione il principio di cui all’art. 1 della Legge 7 agosto 1990 n. 241, secondo il quale l’intera attività amministrativa deve perseguire i fini dettati dalla legge e deve essere ispirata da criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità, trasparenza. Un utilizzo del sistema informatico che si ponga in contrasto con tali principi sarebbe idoneo ad integrare la fattispecie incriminatrice, pur in assenza di un divieto espresso (Cass. Pen., Sez. V., n. 22024/13, Carnevale, Rv. 255387).
A tale pronuncia ha fatto seguito una seconda decisione che, diversamente, ha affermato come l’identificazione del carattere di abusività nella violazione delle regole di imparzialità e trasparenza comporta un’inammissibile dilatazione della norma in esame (Cass. Pen., Sez. V, n. 44390/14, Mecca, Rv. 260763).
Come detto sul punto sono intervenute le Sezioni Unite che, facendo proprio il primo degli orientamenti richiamati e, ponendosi in continuità con la sentenza Casani, hanno affermato il seguente principio di diritto: “Integra il delitto previsto dall’art. 615-ter, secondo comma, n.1, cod. pen., la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che, pur essendo abilitato e pur non violando le prescrizioni formali impartite dal titolare di un sistema informativo o telematico protetto per delimitarne l’accesso, acceda p so mantenga nel sistema per ragioni ontologicamente estranee e comunque diverse rispetto a quelle per le quali, soltanto, la facoltà di accesso gli è attribuita”. Da ciò deriva come anche il vizio dello “sviamento di potere” è idoneo ad connotare di abusività l’accesso al sistema informatico o telematico.