La Corte costituzionale sui controlimiti  “Taricco”: il regime legale della prescrizione è soggetto al principio di legalità

Di Gherardo Minicucci -

Corte Cost. – ud. 23 novembre 2016 (dep. 26 gennaio 2017), n. 24

Come anticipato, è stata depositata nella giornata di ieri l’attesissima decisione del Giudice delle Leggi sulla questione giuridica rimessa dalla III Sezione della Corte di cassazione e dalla Corte d’Appello di Milano sorta dal caso Taricco (Corte Giust. UE., 8 settembre 2015, C-105/14, Taricco e altri), circa la disapplicazione, ai sensi dell’art. 325 TFUE, della disciplina degli atti interruttivi della prescrizione del reato ex artt. 160, ult. comma, e 161, comma 2, c.p., in tutti i casi in cui “ciò gli impedirebbe di infliggere sanzioni effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, ovvero quando frodi che offendono gli interessi finanziari dello Stato membro sono soggette a termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per le frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione”.
La Corte perviene ad un’ordinanza di rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE sottoponendo alla Corte di Giustizia tre distinte questioni: a) se si debba procedere alla disapplicazione summenzionata anche quando essa sia priva di una base legale sufficientemente determinata, e/o b) anche quando nell’ordinamento del singolo Stato la prescrizione è parte del diritto sostanziale e soggetta al principio di legalità; c) se la sentenza Taricco debba essere intesa come impositiva di un consimile dovere al giudice nazionale anche nel caso in cui la disapplicazione sia contrastante con i principi costituzionali supremi dell’ordine costituzionale dello Stato membro o con i diritti inalienabili della persona riconosciuti dalla Carta fondamentale.
Com’è intuibile, la Corte costituzionale, in un rinnovato dialogo, ha deciso di “avvisare” la Corte di Giustizia prima di attivare i cc.dd. “controlimiti costituzionali”, che pure evoca nella parte motiva con moniti precisi e inequivoci, tesi a tacitare, qualora ve ne fosse stato bisogno, eventuali incertezze circa il regime giuridico della prescrizione del reato per come discendente dalla tradizione costituzionale italiana. In particolare, si sottolinea che “non vi è […] dubbio che il principio di legalità in materia penale esprima un principio supremo dell’ordinamento, posto a presidio dei diritti inviolabili dell’individuo, per la parte in cui esige che le norme penali siano determinate e non abbiano in nessun caso portata retroattiva”, che “se l’applicazione dell’art. 325 del TFUE comportasse l’ingresso nell’ordinamento giuridico di una regola contraria al principio di legalità in materia penale, come ipotizzano i rimettenti, questa Corte avrebbe il dovere di impedirlo”, e che, ancora, “pare utile osservare che su questo aspetto [la prescrizione del reato], che non riguarda direttamente né le competenze dell’Unione, né norme dell’Unione, non sussiste alcuna esigenza di uniformità nell’ambito giuridico europeo”.