Ancora sull’esecuzione del mandato di arresto europeo e le condizioni delle carceri nello Stato membro richiedente

Di Guido Colaiacovo -

Cass. Pen., Sez. II, 26 ottobre 2016, dep. il 31 ottobre 2016, n. 45757

La problematica del sovraffollamento carcerario e, più in generale, delle condizioni delle carceri, recentemente, si è posta all’attenzione dell’interprete anche sul versante dei rapporti di cooperazione internazionale.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, infatti, ha chiarito che, qualora sussista il pericolo di un trattamento inumano o degradante a causa delle condizioni di detenzione, deve ricavarsi in via interpretativa un motivo di rifiuto della consegna e ha poi aggiunto che lo Stato membro di esecuzione, al fine di valutare la sussistenza di tale causa ostativa, deve richiedere le informazioni necessarie allo Stato membro di emissione (C. giust. UE, 5 aprile 2016, C-404/15 e C-659/15, in Dir. pen. proc., 2016, p. 1240, con nota di Martufi, La Corte di Giustizia al crocevia tra effettività del mandato d’arresto e inviolabilità dei diritti fondamentali).

In applicazione di tale principio, Cass. pen., Sez. VI, 1 giugno 2016, 23277, in C.E.D. Cass., n. 267296, ha affermato che la lett. h) dell’art. 18 impone all’autorità giudiziaria italiana, dopo aver accertato l’esistenza di un generale rischio di trattamento inumano da parte dello Stato membro, di verificare se, in concreto, la persona oggetto dell’euromandato potrà essere sottoposta ad un trattamento inumano e che a tal fine può essere richiesta allo Stato emittente qualsiasi informazione complementare necessaria. Successivamente, altre decisioni hanno delineato il profilo procedimentale della questione (sul punto, Cass. pen., Sez. VI, 7 ottobre 2016, n. 42834, in www.parolaalladifesa.it/mandato-darresto-europeo-condizioni-delle-carceri-nello-membro-richiedente/).

La sentenza in rassegna, quindi, si pone nel solco dell’evoluzione giurisprudenziale appena tratteggiata e contribuisce a delineare il vaglio che la Corte d’appello è tenuta a svolgere sulle informazioni ricevute dallo Stato membro richiedente. In questa ottica, la Suprema Corte evidenzia la necessità di un controllo che, al di là delle notizie di carattere generale sulle strutture carcerarie, sia calibrato sul futuro trattamento della persona richiesta in consegna.