Una prima applicazione della Riforma Orlando: l’inammissibilità del ricorso per cassazione sottoscritto dall’imputato

Di Guido Colaiacovo -

Cass. Pen., Sez. VI, 13 settembre 2017, dep. il 15 settembre 2017, n. 42062

La sentenza in rassegna è una delle prime decisioni sulla nuova formulazione dell’art. 613 c.p.p., ora amputata della parte che consentiva all’imputato di ricorrere personalmente per cassazione.
Quella apportata dal comma 63 dell’art. 1 della l. 23 giugno 2017, n. 103 è una modifica di fondamentale importanza, che indubbiamente caratterizza il nuovo sistema dell’impugnazione di legittimità, volto in ogni sua declinazione (ovvero tanto nel giudizio di cognizione che nei “procedimenti complementari” di estradizione, sorveglianza et cetera) a perseguire un duplice obiettivo.
Per un verso, infatti, si vuole conseguire una significativa deflazione del carico di lavoro che grava sulla Suprema Corte. Invero, statistiche alla mano, i ricorsi presentati dalla parte personalmente erano quelli che, con maggiore frequenza, rimanevano fulminati da declaratorie di inammissibilità o di rigetto (sul problema del carico di lavoro che grava sulla Suprema Corte e per la prospettazione di una soluzione diversa dalla restrizione dell’accesso al giudizio di legittimità: Spangher, Cani e gatti … in Cassazione, in Giur. it., 2017, p. 765; sul tema, in generale, AA.VV., La Corte assediata. Per una ragionevole deflazione dei giudizi penali di legittimità, Giuffrè, 2014, nonché Carvelli, Il ricorso per cassazione, in AA.VV., Verso un processo penale accelerato, Jovene, 2015, p. 213, anche per ulteriori richiami di dottrina). Pertanto, l’eliminazione di tale previsione, come precisa la Suprema Corte, dovrebbe ridurre il flusso di ricorsi, eliminando soprattutto quelli che non possedevano i requisiti necessari. Su questo versante, poi, la novella pone fine anche alla prassi in base alla quale i ricorsi presentati personalmente dalla parte erano in realtà redatti da difensori “non cassazionisti”.
Per altro verso, invece, si vuole migliorare la qualità del giudizio, evitando che la Suprema Corte sia “assediata” da ricorsi che, appunto, il più delle volte non rispettano l’elevato tasso tecnico richiesto per l’articolazione di censure di legittimità. In quest’ultima prospettiva, dall’intervento necessario di un difensore qualificato dovrebbe conseguire una corretta enunciazione delle questioni di diritto sulle quali deve pronunciarsi la Cassazione (in questo senso, Monaco, Riforma Orlando come cambia il giudizio in cassazione, in AA.VV., La Riforma Orlando, Pacini, 2017, p. 285).
In dottrina, si è osservato che la modifica, pure in astratto condivisibile per le finalità perseguite, suscita alcune perplessità nella parte in cui determina una concreta compressione del diritto a richiedere l’intervento della Suprema Corte e fa sorgere, così, alcuni dubbi circa la sua compatibilità con l’art. 111 Cost. (ipotizza un simile contrasto, Monaco, Riforma Orlando, cit., p. 286).
Tali perplessità, tuttavia, sono state ritenute infondate da coloro i quali hanno evidenziato che il diritto di accesso alla giustizia e il diritto di autodifesa non sono assoluti e possono subire legittime limitazioni in considerazione delle caratteristiche specifiche dell’impugnazione (sul punto, Cabiale – Gialuz – Della Torre, Riforma Orlando: le modifiche attinenti al processo penale, tra codificazione della giurisprudenza, riforme attese da tempo e confuse innovazioni, in penalecontemporaneo, 20 giugno 2017, p. 24).
Qui la Suprema Corte, nel tratteggiare la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, offre una precisazione dirimente su un punto particolarmente delicato. In effetti, la nuova formulazione dell’art. 613 c.p.p. sembra incidere in particolar modo sulla posizione di coloro che siano assistiti da un difensore d’ufficio non iscritto all’albo speciale. La sentenza in rassegna indica la soluzione di tale problema nell’applicazione del principio di diritto enunciato da Cass., sez. un., 28 aprile 2016, n. 40517, in Cass. pen., 2017, p. 1790, con nota di Marino, Le sezioni unite dilatano il diritto di impugnazione dell’avvocato non cassazionista. Secondo tale decisione, infatti, il difensore, di fiducia o d’ufficio, che non sia iscritto all’albo speciale può superare l’ostacolo nominando un sostituto processuale in possesso dei requisiti anche al solo fine di proporre il ricorso per cassazione.
A prima lettura, una simile soluzione sembra conciliare le contrapposte esigenze di tutelare, da un lato, il diritto solennemente sancito dalla Carta costituzionale ad ottenere un vaglio di legittimità e di consentire, dall’altro lato, l’accesso alla Suprema Corte soltanto attraverso atti di impugnazione rispettosi delle peculiarità tecniche del giudizio di cassazione.