Astensione ed illegittimità costituzionale nei processi con detenuti

Di Luana Granozio -

Corte Cost. 27 luglio 2018 n. 180,

E’ stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 bis della legge 13 giugno 1990 n. 146, là dove consente che il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati – adottato il 4 aprile 2007 dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura e da altre associazioni (UCPI, ANFI, ANF, AIGA, UNCC) e considerato idoneo dalla Commissione di garanzia sugli scioperi – nel regolare l’astensione, interferisca con la disciplina della libertà personale.

La questione di costituzionalità del codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati, è stata sollevata con due ordinanze, dal Tribunale di Reggio Emilia nel cd. processo Aemilia con riferimento a diversi parametri costituzionali  (artt. 1, 3, 13, 24, 27, 70, 97, 102 e 111 della Costituzione)

Le censure sono circoscritte ai  procedimenti ed ai processi in relazione ai quali l’imputato si trovi in stato di custodia cautelare o di detenzione, in relazione alla ipotesi che si possa procedere,  malgrado l’astensione del difensore, solo ove l’imputato presti il proprio consenso.

Nel giudizio è intervenuta l’Unione delle Camere Penali Italiane il cui intervento è stato dichiarato ammissibile sull’assunto che l’UCPI, ente rappresentativo degli interessi della categoria degli avvocati penalisti, è portatore di un interesse specifico a contrastare le prospettate questioni di legittimità costituzionale e non già di un interesse solo generico, in ragione delle immediata incidenza della pronuncia sulla sua posizione soggettiva.

Va sottolineato che, contraddicendo la costante affermazione di irrilevanza di ogni vicenda successiva all’ordinanza di rimessione, la decisione si sofferma sulla decisione della Corte di Cassazione sezione quinta penale sul ricorso per abnormità della prima ordinanza di remissione.

Il Giudice di legittimità con  sentenza n. 25124 del 2018, ha ritenuto che il rimettente Tribunale di Reggio Emilia non avesse più potestas decidendi dopo aver sollevato le questioni incidentali di legittimità costituzionale e quindi non potesse svolgere le attività processuali previste nelle udienze successive a quella in cui era stato promosso l’incidente di costituzionalità.

In proposito il Giudice delle Leggi  ha affermato che “nell’ipotesi in cui il giudizio si svolga in distinti momenti o segmenti processuali, (… ) è sufficiente che il giudice rimettente sospenda anche solo quel distinto momento processuale in cui la questione è rilevante, e che possa essere effettivamente isolato nella sequenza procedimentale del giudizio a quo.”

La Corte costituzionale, dopo aver richiamato la riserva di legge stabilita dall’articolo 13 della Costituzione in materia di libertà personale, ha preso atto che l’articolo 2 bis della legge 146/90 rimanda a una regola del codice di autoregolamentazione che produce effetti diretti sui termini di custodia cautelare, in violazione della riserva di legge.

Ne deriva l’illegittimità costituzionale dell’articolo 2 bis nella parte in cui consente – ossia non preclude –  che il codice di autoregolamentazione interferisca con la disciplina legale dei limiti della custodia cautelare.