Per attuare i principi della sentenza “Drassich” la Cassazione rinvia con avviso

Di Luana Granozio -

Cass. Pen. Sez. VI – ud. 23 giugno 2017 (dep. 25 ottobre 2017), n. 49054

Il ricorrente, originariamente imputato per concussione, veniva condannato per la fattispecie di induzione indebita a dare o promettere utilità prevista a norma dell’art. 319 quater c.p., in seguito alla riqualificazione del fatto operata dal primo giudice e confermata in Appello. Il pubblico ministero non proponeva impugnazione.

All’esito della prima udienza innanzi alla Corte di Cassazione, il collegio disponeva d’ufficio il rinvio della trattazione “prospettando l’ipotesi di una possibile riqualificazione del reato contestato ex art. 317 c.p.”

La decisione dichiarava errata la (ri)qualificazione giuridica operata dai giudici di merito e, pur non modificando il trattamento sanzionatorio applicato, qualificava il fatto come concussione dichiarando inammissibile il ricorso.

Il ragionamento del collegio muove dalla erronea qualificazione giuridica, ritenuta evidente nel caso di specie, ripercorre i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità relativi alla correlazione tra la imputazione contestata e sentenza e richiama “la regola di sistema espressa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (sentenza 11 dicembre 2007, Drassich c. Italia), secondo cui, ai sensi dell’articolo 6, par. 3, lettera a) e b) della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo sul “processo equo”, la garanzia del contraddittorio deve essere assicurata all’imputato anche in ordine alla diversa definizione giuridica del fatto operata dal giudice ex officio”.

Da un lato, deve essere assicurata alla difesa nella fase di merito la possibilità comunque di interloquire in ordine al contenuto dell’imputazione, anche attraverso l’ordinario rimedio dell’impugnazione avverso la sentenza di primo grado in cui viene operata la diversa qualificazione giuridica del fatto.

Dall’altro la diversa qualificazione giuridica deve essere “uno dei naturali e “non sorprendenti” epiloghi decisori del giudizio (di merito o di legittimità), stante la riconducibilità del fatto storico, di cui è stata dimostrata la sussistenza all’esito del processo e rispetto al quale è stato consentito all’imputato o al suo difensore l’effettivo esercizio del diritto di difesa, ad una limitatissima gamma di previsioni normative alternative, per cui, ricostruito il fatto in maniera conforme alla contestazione, l’eventuale esclusione dell’una comporta, inevitabilmente, l’applicazione dell’altra, non corrispondendo, in tale ipotesi, alla diversa qualificazione giuridica, una sostanziale immutazione del fatto, che, integro nei suoi elementi essenziali, può essere diversamente qualificato secondo uno sviluppo interpretativo assolutamente prevedibile (Sez. 5, Sentenza n. 7984 del 2013, Jovanovic)”.

Appare di interesse la valutazione conclusiva sul corretto svolgimento del diritto di difesa in concreto, riguardo la possibilità del ricorrente di interloquire in ordine alla diversa qualificazione giuridica del fatto, laddove si afferma che: “tale possibilità gli è stata garantita anche in questo grado di giudizio, in particolare a seguito del rinvio dell’udienza di trattazione appositamente disposto dal Collegio con specifico avviso alla difesa di una possibile riqualificazione del fatto-reato ex articolo 317 cod. pen.. Infatti, nel giudizio di legittimità, il diritto del ricorrente a essere informato in modo dettagliato della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico deve ritenersi soddisfatto quando l’eventualità di una diversa qualificazione giuridica del fatto operata dal giudice “ex officio” sia stata rappresentata al difensore dell’imputato, in modo che la parte abbia potuto beneficiare di un congruo termine per apprestare la propria difesa, posto che l’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione EDU, così come interpretato dalla giurisprudenza della Corte EDU, può ritenersi rispettato con l’informazione al solo difensore, tenendo conto della natura tecnica del giudizio di legittimità (Sez. 2, n. 37413 del 15/05/2013, Drassich, Rv. 256653). Il potere della Corte di attribuire una diversa qualificazione giuridica ai fatti accertati non è dunque stato esercitato con atto a sorpresa e con pregiudizio del diritto di difesa, conseguendo tale qualificazione alla comunicazione alle parti del diverso inquadramento prospettabile, con concessione di un termine a difesa, in attuazione del principio di diritto espresso dalla Corte Europea Diritti dell’Uomo nella citata sentenza 11 dicembre 2007, Drassich c. Italia (Sez. 6, n. 3716 del 24/11/2015, Caruso, Rv. 266953).”