Bancarotta patrimoniale pre-fallimentare: reato di pericolo concreto

Di Antonella Ciraulo -

Cass. pen., Sez. V, 7 aprile 2017, n. 17819

Nella pronuncia in esame, la Cassazione ha affermato che “il reato di bancarotta patrimoniale prefallimentare è un reato di pericolo concreto, nel senso che l’atto di depauperamento deve risultare idoneo ad esporre a pericolo l’entità del patrimonio della società in relazione agli interessi della massa dei creditori e deve permanere tale fino all’epoca che precede l’apertura della procedura fallimentare”.
La Suprema Corte, ripercorrendo significative pronunce in materia, ha ribadito che, di regola, lo stretto rapporto cronologico fra un atto dispositivo che riduce la garanzia dei creditori della futura procedura concorsuale e gli indici rivelatori di quest’ultima (id est, crisi d’impresa, stato di insolvenza, dissesto finanziario) rende più agevole sussumere la fattispecie nella norma incriminatrice. Tuttavia, più complesso è il caso in cui tale vicinanza temporale difetti, in quanto, al fine di evitare addebiti di responsabilità oggettiva, sarebbe opportuno verificare se sussiste un’apprezzabile stato di crisi, conosciuto dall’imprenditore e destinato ad orientare le scelte dello stesso alla creazione di un pericolo concreto per l’interesse dei creditori sociali.
Rilevano, dunque, gli Ermellini che «reputare sufficiente la constatazione in sé dell’atto distrattivo equivale ad aderire ad una ricostruzione della fattispecie in termini di “pericolo presunto” e cioè come ipotesi criminosa che si affida ad una catena di presunzioni proprio sulla rimproverabilità della esposizione a pericolo del patrimonio; il pericolo previsto dalla bancarotta prefallimentare non può che essere corredato dalla idoneità dell’atto di depauperamento a creare un vulnus alla integrità della garanzia dei creditori in caso di apertura di una procedura concorsuale con una analisi che deve riguardare in primo luogo l’elemento oggettivo, per investire poi l’elemento soggettivo, e che certamente deve poggiare su criteri ex ante, in relazione alle caratteristiche dell’atto stesso e della situazione finanziaria della società, laddove l’anteriorità di regola è tale relativamente al momento della azione tipica, senza però che sia esclusa dalla valutazione la permanenza o meno della situazione fino all’epoca che precede l’atto di apertura della procedura e senza, comunque, che possano acquisire rilevanza, nella prospettiva che qui interessa, fattori non imputabili come un tracollo economico».