Cavazza vs Tarabori: sulla colpa medica si attende l’ardua sentenza delle Sezioni Unite

Di Federico Emiliani -

Cass. Pen. Sez. IV, ud. 19 ottobre 2017 (dep. 31 ottobre 2017), n. 50078

Tanto prevedibile (ed in effetti da più parti previsto, anche in questa rivista) quanto inevitabile, la nuova disciplina della colpa medica ha da subito impegnato gli operatori del diritto in una difficile opera ermeneutica, tanto che la stessa Quarta Sezione, a distanza di pochi mesi, ha fornito due interpretazioni contrastanti l’una con l’altra del nuovo articolo 590-sexies c.p.
La vicenda dalla quale trae origine tale pronuncia vede imputato un chirurgo per il reato di lesioni colpose gravi per aver eseguito in maniera imperita un lifting del sopracciglio, cagionando in tal modo alla vittima una significativa diminuzione della sensibilità della zona frontale destra.
In entrambi gradi di merito l’imputato è stato ritenuto responsabile del reato ascritto in considerazione della non particolare complessità dell’intervento e della gravità della colpa (circostanza per la quale è stata esclusa l’applicabilità della legge Balduzzi).
Nonostante l’intervenuta prescrizione, la Corte ritiene comunque di dover verificare se, nel caso concreto, sia applicabile la non punibilità prevista nel nuovo art. 590 sexies c.p. e, in termini più generali, quale sia la portata della riforma.
Rispetto alle obiezioni avanzate all’indomani dell’entrata in vigore della Gelli-Bianco, relative alla difficoltà, in presenza di colpa grave, di poter ritenere sussistenti le condizioni previste dalla norma per l’impunità del sanitario, la Corte ritiene di poter superare tali rilievi sulla base di due ordini di considerazioni.
Anzitutto valorizzando la lettera della norma che, innovando rispetto alla riforma del 2012, non fa più alcun riferimento al grado della colpa: da ciò deriverebbe la necessità, ai fini della norma in esame, di trattare ugualmente situazioni connotate da colpa lieve o da colpa grave.
Oltre a ciò, le finalità della legge sono chiare: si è voluto favorire la posizione del sanitario riducendo gli spazi del penalmente rilevante.
Da tali considerazioni deriva che, ad avviso della Suprema Corte, vi sia compatibilità tra il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche e la condotta imperita nell’applicazione delle stesse.
Per quanto attiene all’ambito di applicazione della causa di non punibilità, la sentenza in commento ritiene che “non vi sono dubbi sulla non punibilità del medico che seguendo linee guida adeguate e pertinenti pur tuttavia sia incorso in una imperita applicazione di queste”.
Riassumendo, la non punibilità opererebbe solo in caso di errore avvenuto nella fase esecutiva del trattamento; permane invece la rilevanza penale nell’ipotesi di errata scelta delle linee guida da seguire.
Non è questa la sede per evidenziare pregi e difetti di entrambe le sentenze richiamate, deve però segnalarsi che il 7 novembre 2017, il presidente della Quarta Sezione penale della Corte di Cassazione, d’ufficio, ha ritenuto di dover investire le Sezioni Unite al fine di dirimere il contrasto segnalato. La decisione è attesa per il prossimo 21 dicembre.