Condotta dell’automobilista e morte del pedone: il nesso di causalità non è reciso da una serie «POCO FORTUNATA» DI EVENTI

Di Antonella Ciraulo -

(Cass. Pen., Sez. IV, 18 febbraio 2016, dep. 1 giugno, n. 23172)

La pronuncia de qua si inserisce nel filone giurisprudenziale in tema di nesso di causalità e, in particolare, di concause ex art. 41 c.p. Nel caso di specie, l’imputato era stato condannato per il reato di omicidio colposo, avendo provocato un incidente alla guida della propria autovettura. Più esattamente, egli aveva attraversato a velocità eccessiva un centro abitato in ore notturne, perso il controllo del veicolo, così andando ad urtare contro una vettura parcheggiata irregolarmente su di un marciapiede ed andando a collidere con un cassonetto dell’immondizia che, spostatosi per effetto dell’urto, travolgeva il pedone, il quale riportava lesioni personali che ne determinavano la morte. L’imputato riteneva censurabile la sentenza di condanna in merito alla sussistenza del nesso di causalità tra la propria condotta e l’evento, essendo l’incidente epilogo ad una serie sfortunata di circostanze, nonché la morte della persona offesa riconducibile alla condotta colposa dei sanitari, che non avevano adeguatamente apprestato le cure alla vittima dell’incidente. Tuttavia, la Corte di Cassazione, richiamando la giurisprudenza della medesima Corte, secondo la quale nell’accertamento del nesso di causalità il giudice di merito deve valutare tutti gli elementi e le circostanze eventualmente idonee ad escludere il nesso fra la condotta dell’imputato e l’evento, ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d’Appello, che aveva adeguatamente ricostruito i fatti, avendo conseguentemente potuto escludere il concorso di cause idonee a determinare altrimenti l’evento. Afferma pertanto la Corte che la circostanza che il pedone travolto ed ucciso abbia violato le norme sul conferimento dei rifiuti urbani non scrimina il reato, trattandosi di regole altre rispetto a quelle volte a prevenire eventi del tipo di quello verificatosi nel caso di specie, restando dunque escluso si tratti di concause idonee ad escludere il nesso di causalità fra la condotta dell’agente e l’evento morte della vittima.

Avv. Antonella Ciraulo