Culpa levis sine imperitia non excusat: tramonto di un principio e nuovi orientamenti della Cassazione sulla “legge Balduzzi”

Di Martina Galli -

Cass. Pen., sez. IV, 11 maggio 2016, dep. il 6 giugno 2016, n. 23283

I giudici della IV Sezione della Cassazione, nel tornare ad occuparsi del perimetro applicativo della legge Balduzzi, capovolgono definitivamente l’orientamento sinora maggioritario, inteso a circoscrivere l’irrilevanza della colpa lieve alle sole condotte mediche connotate da imperizia. Accogliendo le perplessità espresse in dottrina (A. Roiati, Prime aperture interpretative a fronte della supposta limitazione della Balduzzi al solo profilo dell’imperizia, in Dir. Pen. Cont., 1/2015, 232 ss.) e dall’indirizzo minoritario della medesima sezione della Cassazione (Cass. pen., Sez. IV, 9 ottobre, n. 47289, in Guida al dir., 2015, 2, pag. 80), si arriva ad affermare che «la limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida e alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia». A orientare la Corte verso il decisivo congedo dal noto principio del culpa levis sine imperitia non excusat – plasmato dalla sentenza Pagano (Cass. pen., Sez. IV, 24 gennaio 2013, n. 11493, in Guida al dir., 2013, 17, pag. 27), confermato dalla centrale sentenza Cantore (Cass. pen., Sez. IV, 29 gennaio 2013, n. 16237, in Cass. pen., 2013, 9, pag. 2984) e siglato anche dalla Corte Costituzionale (Corte cost., 6 dicembre 2013, n. 295, in Cass. pen., 2014, 3, pag. 862) – si troverebbero due ordini di motivi. In primo luogo l’individuazione del reale contenuto delle raccomandazioni raccolte nelle linee guida, le quali fanno riferimento non solo all’attività del personale medico, ma anche all’ambito di intervento dei diversi professionisti che operano nel settore della sanità: ebbene, nei casi in cui l’ambito di intervento comporta l’interazione con professioni sanitarie non mediche, alle regole di perizia, contenute nelle linee guida, si affiancano raccomandazioni che attengono ai parametri della diligenza, ovvero all’accuratezza operativa, nella prestazione delle cure. In secondo luogo l’intrinseca opinabilità della distinzione tra i diversi profili della colpa generica: in difetto di condivisi parametri che consentano di delineare, in termini tassativi, ontologiche diversità tra le regole di cautela, si ritiene che, allo stato della elaborazione scientifica e giurisprudenziale, neppure la distinzione tra colpa per imprudenza (qualificata da una condotta attiva, inosservante delle cautele ritenute doverose) e colpa per imperizia (riguardante il comportamento, attivo od omissivo, che si ponga in contrasto con le leges artis) possa offrire uno strumento conferente al fine di delimitare l’ambito di operatività dell’art. 3 della Legge Balduzzi.