Difensore d’ufficio e recupero del proprio credito professionale: interviene la Cassazione Civile.

Di Laura Dipaola -

Cass. Civ. Sez. VI, ud. 26 ottobre 2017, dep. 12 dicembre 2017, n. 29827

La questione è nota, meno nota la fattispecie che ha sollecitato i giudici di legittimità a ritornarvi, con una pronuncia che ha ribadito l’orientamento prevalente volto a riconoscere al difensore d’ufficio la liquidazione degli onorari connessi all’attività di recupero del credito professionale verso un proprio difeso nel processo penale.

L’art. 116 del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, infatti, subordina il pagamento del difensore d’ufficio al previo ed infruttuoso esperimento da parte dell’avvocato di tutte quelle procedure preposte al recupero del proprio onorario maturato.

Nel momento in cui il difensore d’ufficio è costretto ad intraprendere le procedure esecutive verso il proprio assistito si apre, a latere del processo penale, definito anche in una sua prima fase (ad es. giudizio di primo grado), un ulteriore “processo” in ambito civilistico, a cognizione sommaria (almeno nel momento iniziale), per il quale vengono a maturarsi altri onorari, sia che l’avvocato scelga di gestire da sé le procedure anzidette,sia che nomini per la sua assistenza un collega. In relazione a questi ultimi, la giurisprudenza più recente pare aver seguito l’orientamento delle Sezioni unite (24 aprile 2008, n. 11) che, sia pure statuendo sulla questione degli onorari maturati nel giudizio di opposizione al decreto di pagamento (art. 84 d.P.R. cit.), hanno positivamente riconosciuto il diritto del difensore di averli accordati, in caso di accoglimento della predetta opposizione.

Nel caso di specie, l’aver promosso il debitore-assistito resistenza giudiziale alla procedura di recupero del credito professionale, aveva indotto il Ministero della giustizia ad impugnare in Cassazione l’ordinanza che, in sede di opposizione, aveva riconosciuto al difensore il diritto ai compensi per le attività civili di recupero non andate a buon fine.

La Suprema Corte, pure in questo caso, estende il diritto al compenso all’avvocato d’ufficio, trattandosi in ogni caso di adempimenti professionali che, risolvendosi come infruttuosi, lasciano maturare il diritto a vederseli riconosciuti e, per l’effetto, liquidati.