Il difensore impedito da serie ragioni di salute non ha l’onere di designare un sostituto

Di Ottavia Murro -

Sez. Un., 21 luglio 2016, dep. 3 ottobre 2016, n. 41432

Le Sezioni Unite sono state chiamate ad affrontare due quesiti:

se, ai fini del rinvio dell’udienza, il difensore abbia l’onere di nominare un sostituto, quando l’assoluta impossibilità di comparire per legittimo impedimento, prontamente comunicata al giudice, derivi da serie ragioni di salute o da altre cause di forza maggiore

ed anche “ se il suddetto principio di diritto si applichi anche nel giudizio camerale di appello, art. 599 co. 1 c.p.p.”.

Con la sentenza in esame, il Supremo Collegio va a riempire di contenuto l’art. 420 ter comma 5 c.p.p. e, nel contempo, a dirimere il contrasto sorto sull’onere di nominare un sostituto processuale ex art. 102 c.p.p. in caso di legittimo impedimento del difensore per ragioni di salute.

In particolare, la giurisprudenza prevalente ritiene che l’onere di nominare un sostituto processuale (art. 102 c.p.p.) o di indicare le ragioni dell’omessa nomina, ricada sul difensore solo nel caso di impedimento per concomitante impegno professionale. Invece, non sussiste tale onere in caso di impedimento per ragioni di salute, purché questo sia imprevedibile, documentato e tempestivamente comunicato al giudicante (Cass. Pen. Sez. VI, 17.6.2014, n. 7997, Rv. 262389; Cass. Pen. Sez. VI, 11.4.2014, n. 32699, Rv. 262074; Cass. pen. Sez. V, 1.7.2008, n. 29914, Rv. 240453).

In senso difforme, si è recentemente affermato che l’obbligo di nominare un sostituto ex art. 102 c.p.p. sussiste anche se l’impedimento dedotto attiene a serie ragioni di salute, assimilando, così, l’impedimento per concomitante impegno professionale a quello per malattia ed estendendo la disciplina del primo al secondo (Cass. Pen. Sez. F. 22.7.2014, n. 35263, Rv. 260152; Cass. Pen. Sez. IV, 13.11.2014, n. 49733, Rv. 261182).

Le Sezioni Unite, aderendo al primo indirizzo giurisprudenziale, affermano il seguente principio di diritto: il difensore impedito a causa di serie ragioni di salute o da altro evento non evitabile né prevedibile, non ha l’onere di designare un sostituto processuale, né di indicare le ragioni dell’omessa nomina, con conseguente illegittimità del provvedimento di rigetto dell’istanza di differimento dell’udienza presentata per le suddette ragioni.

La ratio di tale principio risiede nella necessità di garantire un “processo di parti” su un piano di parità in ogni stato e grado.

L’intervento del difensore, infatti, costituisce un’attività di partecipazione e non di “mera assistenza”, essendo quest’ultimo impegnato, alla stregua del p.m. a ricercare, valutare, proporre ed individuare tutti gli elementi probatori, nonché ad analizzare la fattispecie legale.

La necessità di garantire all’imputato il diritto all’effettivo contraddittorio porta le Sezioni Unite a differenziare la disciplina prevista per l’impedimento a causa di concomitante impegno professionale, dall’impedimento per imprevedibile malattia, residuando solo per la prima ipotesi l’onere di nominare un sostituto processuale, ovvero di specificare le ragioni della mancata nomina ex art. 102 c.p.p. A sostegno dell’istanza di rinvio – per impedimento dovuto a malattia – è, tuttavia, necessaria la documentazione medica che indichi la patologia e i profili ostativi alla comparizione; inoltre, l’impedimento deve essere improvviso ed imprevedibile, ossia tale da impedire la tempestiva nomina di un sostituto adeguatamente edotto circa la vicenda in questione.

Accanto al principio, da accogliersi favorevolmente, se ne affianca un secondo relativo alla rilevanza del legittimo impedimento del difensore per ragioni di salute anche nel giudizio camerale di appello.

Invero, il giudizio camerale ex art. 599 c.p.p. – a seguito di rito abbreviato svoltosi in primo grado – consta di una fase decisoria in cui si discute del merito e della fondatezza dell’imputazione, apparendo pertanto necessaria un’interpretazione costituzionalmente orientata che estenda la disciplina sul legittimo impedimento (già prevista per l’udienza preliminare) anche al procedimento camerale ex art. 599 c.p.p. a seguito di giudizio di primo grado svoltosi con rito abbreviato.

A margine di tale considerazione, il Supremo Collegio richiama l’art. 6 CEDU e la necessità di garantire il diritto di difesa indipendente dal modulo procedimentale prescelto. Infatti, il richiamo effettuato dall’art. 599 comma 1 c.p.p. all’art. 127 comma 3 c.p.p., a norma del quale i difensori sono sentiti se compaiono, riconosce il diritto del difensore a proseguire la propria strategia difensiva. Tale diritto non può essere vanificato da un evento, imprevisto ed imprevedibile, come quello di una impedimento per malattia.

Le Sezioni Unite enunciano,pertanto, un secondo principio di diritto, condivisibile alla stregua del primo: è rilevante nel giudizio camerale di appello (conseguente a processo di primo grado celebrato con rito abbreviato) l’impedimento del difensore determinato da non prevedibili ragioni di salute.