Erronea declaratoria di latitanza e nullità assoluta: i contrapposti orientamenti della giurisprudenza di legittimità

Di Guido Colaiacovo -

(Cass. Pen. Sez. III , 30 settembre 2015 ,dep. 18 gennaio 2016, n. 1621)

La decisione si inserisce in un contesto interpretativo nient’affatto pacifico.

Infatti, come si legge in motivazione, sul tema della patologia derivante dalla erronea declaratoria di latitanza si rinvengono due indirizzi contrapposti: secondo un primo orientamento, il vizio in parola comporta la nullità assoluta di tutti gli atti compiuti successivamente (Cass., Sez. I, 17 dicembre 2008, n. 5032, in C.E.D. Cass., n. 243345; Cass., Sez. Cass., Sez. I, 4 marzo 2010, n. 17703, in Cass. pen. 2001, 3116), mentre secondo un altro orientamento, la nullità, pur essendo di ordine generale, è a regime intermedio ed è sanata se non è tempestivamente eccepita (Cass., Sez. I, 7 ottobre 2009, n. 41305, in C.E.D. Cass., n. 245037; Cass., sez. VI, 10 dicembre 2014, n. 53599, ivi, n. 261872; Cass., Sez. VI, 24 febbraio 2015, n. 10957, in Cass. pen. 2015, 3218).

Sul punto, è interessante notare che tutte le decisioni che predicano le contrastanti esegesi affondano il proprio convincimento in una pronuncia delle Sezioni unite in tema di notificazioni secondo la quale la nullità assoluta in materia è integrata soltanto laddove la notifica sia radicalmente omessa ovvero possa considerarsi tale perché, essendo stata eseguita in forme diverse da quelle prescritte, risulta inidonea a determinare la conoscenza effettiva dell’atto (Cass., Sez. un., 27 ottobre 2004, n. 119, Palumbo, in Cass. pen. 2005, 148, con nota di Vessichelli, Sul regime delle nullità della notificazione all’imputato dell’atto di citazione).

Ed è proprio alla luce di tale autorevole arresto che la sentenza in rassegna individua un punto di equilibrio, precisando le condizioni che devono ricorrere affinchè sia integrata la patologia più grave e, in mancanza delle quali, invece, sarà integrata una forma più tenue di invalidità.

La soluzione, in sintesi, ruota intorno alla possibilità che l’imputato, nonostante l’errore compiuto dal giudice, abbia ugualmente avuto conoscenza dell’atto del quale era destinatario.

In questa ottica, comunque, si deve osservare che, anche accogliendo la tesi in esame, saranno rari i casi nei quali potrà dirsi integrata una patologia meno grave della nullità assoluta. Ciò perché, il più delle volte, la declaratoria di latitanza realizza una vera e propria estromissione dell’imputato dal circuito processuale in ragione del fatto che gli atti saranno notificati a un difensore nominato d’ufficio che avrà ben poche possibilità di instaurare un rapporto con il proprio assistito e renderlo edotto delle evoluzioni procedimentali.

In dottrina, per la ricostruzione dell’iter che conduce alla declaratoria di latitanza e per l’affermazione che è sempre integrata una nullità assoluta Colaiacovo, Il latitante, Cedam, 2015, 107 ss. Nel senso che, invece, si tratta di una nullità di ordine generale a regime intermedio, Ambrosino, La forma e l’esecuzione dei provvedimenti cautelari, in AA.VV., La cautela nel sistema penale, Cedam, 2016, 205.

Avv. Guido Colaiacovo