E’ evasione abbandonare il domicilio e recarsi dai carabinieri chiedendo l’accompagnamento in carcere

Di Margherita Pala -

Cass. Pen., Sez. VI, 31 maggio 2018, dep. 31 luglio 2018, n. 36808

Con la sentenza in oggetto, I Giudici della VI Sezione, inserendosi all’interno di un conflitto giurisprudenziale, si pronunciano in tema di elemento soggettivo del reato di evasione di cui all’art. 385 c.p.; ciò, nel peculiare caso in cui il soggetto sottoposto agli arresti domiciliari “evada” dal domicilio, recandosi dai CC con un borsone contente i propri indumenti, chiedendo di essere condotto in carcere a causa della ormai insopportabile convivenza con la moglie. 

Nonostante la Corte d’Appello di Roma avesse assolto l’imputato, aderendo all’orientamento secondo il quale, in tali casi, deve escludersi qualsivoglia offensività nella condotta dell’imputato recatosi dai carabinieri e, dunque, mai sottrattosi alla possibilità di controllo da parte dell’Autorità, la Suprema Corte ha, invece, aderito all’opposto orientamento sostenendo che, riguardo al reato di evasione non rilevano né le motivazioni né lo scopo dell’allontanamento, essendo costituito il bene  oggetto di tutela dalla decisione dell’A.G. di concedere la misura degli arresti domiciliari. 

Dunque, per la violazione del precetto penale di cui all’art. 385 c.p. è sufficiente il dolo generico, costituito dalla coscienza e volontà di allontanarsi arbitrariamente dal domicilio, indipendentemente dalla possibilità o meno di effettuare il controllo.