Finanziare i partiti con i soldi del proprio Consiglio Regionale: è peculato

Di Margherita Pala -

Cass. Pen., Sez. VI, 4 luglio 2017, dep. 9 novembre 2017, n. 51286

La sentenza in esame si pronuncia sulla rilevanza di dettagliata rendicontazione delle spese effettuate dal pubblico ufficiale, al quale siano stati destinati contributi pubblici, e sulla necessità che gli stessi siano destinati precipuamente a spese inerenti la funzione – in senso stretto – in occasione della quale gli stessi sono stati erogato. Il tutto in relazione alla sussistenza o meno del delitto di peculato previsto e punito dall’art. 314 c.p.
Il caso concreto sottoposto all’attenzione della Sesta Sezione, concerneva la mancata ed inesatta rendicontazione nonchè l’utilizzo, da parte di un Consigliere Regionale, di contributi erogati dal Consiglio Regionale al suo Gruppo consiliare. Si trattava, in sostanza, di spese in parte non documentate ed in parte non aderenti alle finalità istituzionali per le quali erano state erogate.
A seguito di condanna in primo grado ed in secondo grado, la difesa ricorreva in Cassazione lamentando l’errata individuazione delle spese in questione come “pubbliche”, nonché la scorretta applicazione della normativa regionale sulla rendicontazione dei contributi ai gruppi politici.
La Suprema Corte, dopo aver sottolineato che l’oggetto del reato di peculato consiste nell’appropriazione di denaro o di altra cosa mobile altrui delle quali il reo abbia la disponibilità, non rilevando, dunque, la natura “pubblica” o meno delle stesse, ha sottolineato l’esigenza di distinguere tra spese di carattere istituzionale e spese sostenute dal singolo Consigliere per la sua attività politica, incentrando altresì l’attenzione sul cosiddetto obbligo di rendicontazione.
Trattandosi di spese che già i Giudici di merito avevano ampiamente considerato come non giustificate e non legittime, senza che tale valutazione di merito possa essere sindacata in sede di legittimità, ha sottolineato come l’obbligo di rendicontazione incomba su tutti coloro che investono una pubblica funzione; ciò sulla base delle norme generali di contabilità pubblica, discendenti direttamente da norme costituzionali.
In sostanza, il reato di peculato di cui all’art. 314 c.p. deve ritenersi integrato qualora il pubblico ufficiale utilizzi contributi pubblici erogati dal Consiglio regionale di appartenenza al suo Gruppo consiliare per spese non giustificate o per finanziare indebitamente partiti politici, finalità questa non corrispondente alle attribuzioni ed alle competenze istituzionali specifiche in occasione delle quali i contributi pubblici erano stati erogati.