Giochi da sala e “ricettazione informatica”

Di Gabriele Aronica -

Corte di Cassazione, 1 dicembre 2016 (23 dicembre 2016), n. 54715

La fattispecie concerne l’acquisto e la messa in esercizio di “slot – machines” il cui software, grazie ad un comando a distanza, veniva modificato, passando:
a) dal regime giuridico ex comma 7 dell’art. 110 TULPS, circa macchine da gioco senza vincita in denaro, né diretta né “indiretta” (ad es. la possibilità di giocare nuovamente);
b) a quello ex comma 6 art. 110 cit., con tassazione a carico del titolare.
Venivano contestati: art. 648 c.p., per la condotta di acquisto; art. 640ter c. p., per l’alterazione del funzionamento del software, con ingiusto profitto e danno all’erario, derivanti dalla sottrazione all’imposizione fiscale.
Un primo motivo di interesse riguarda la condotta della frode informatica: benché le macchinette fossero già “alterate” al momento dell’acquisto, essendo già presente la “scheda” che consentiva l’attivazione del meccanismo informatico fraudolento, la Corte ritiene possa ravvisarsi “alterazione” ex art. 640ter c.p. (realizzabile “in qualsiasi modo”) nella mera messa in opera di tale meccanismo informatico; d’altronde, l’attivazione del programma modificato altera comunque “il funzionamento del sistema informatico nel suo complesso”, comprensivo del processo di elaborazione dati determinante ai fini dell’assoggettamento a tassazione.
Il maggiore motivo di interesse concerne però l’art. 648 c.p. Secondo il ricorrente, non può ravvisarsi concorso con l’art. 640ter se la macchinetta é acquistata con sistema informatico già “alterato”: “lo stesso fatto giuridico – (ossia) la presenza della seconda scheda ex art. 110 comma 6, TULPS – deve ritenersi già assorbito dal reato di frode informatica ex art. 640 ter c.p., di cui costituisce necessario elemento materiale”.
La Corte rileva invece che il reato-presupposto della ricettazione va identificato nella frode informatica commessa “a monte” dal soggetto, non identificato, che ha creato le condizioni per la messa in opera di un sistema informatico già “alterato”.
La criticità del percorso argomentativo non risiede tanto nella tesi favorevole al concorso materiale tra i due reati, quanto nella circostanza che il reato-presupposto della ricettazione venga ritenuto sussistente sulla base della mera constatazione dell’avvenuta “alterazione” dell’oggetto materiale del secondo reato. Nascosta dietro l’interpretazione lata della “alterazione”, risolta nel mero utilizzo del sistema informatico già alterato, si cela una notevole semplificazione probatoria a beneficio dell’accusa.