Impossibile dichiarare l’abitualità nel reato in assenza di contestazione ad hoc

Di Mattia Romano -

Il maggior pregio da riconoscere alla pronuncia ivi analizzata è, fuor di dubbio, l’atteggiamento correttamente garantista assunto dai membri della seconda Sezione della Suprema Corte, intervenuti per cassare un provvedimento della Corte d’Appello di Torino che – tra le altre statuizioni – dichiarava l’abitualità nel reato nonostante non vi fosse stata una precipua contestazione all’interno del capo d’imputazione.

In particolar modo, il ricorrente eccepisce che i giudici di merito abbiano applicato ex officio – e dunque in violazione di legge – l’art.102 c.p., in quanto la dichiarazione di abitualità nel reato si sarebbe basata su di una mera indicazione generica delle condizioni per la dichiarazione della stessa oltre che della recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale.

Gli ermellini convengono sulla genuinità della summenzionata censura, facendo menzione di taluni precedenti della Corte stessa (Cass., II, 46581/2018; Cass. VI, 17664/2009) cui intendono fare seguito, in quanto ritenuti ben condivisibili.

Infatti, attestandosi nello stesso solco della richiamata giurisprudenza di legittimità, ribadiscono la necessità di cassare i provvedimenti emessi in assenza di alcun espresso riferimento – nei capi d’imputazione – agli istituti dell’abitualità presunta ex lege o ritenuta dal giudice.

Tale accertamento della suddetta omessa contestazione ed il conseguente annullamento senza rinvio del capo della sentenza relativo alla dichiarazione di abitualità nel reato comportano, inoltre, quale conseguenza inevitabile, il venir meno dei presupposti per l’applicazione della misura di sicurezza non detentiva – in specie della libertà vigilata – applicata ex art. 109 c.p., quale effetto della dichiarazione di abitualità cassata.

Concludendo, tale sentenza ha – opportunamente – ricondotto sui binari della legalità la statuizione impugnata, ribadendo l’imprescindibilità della correlazione tra chiesto e pronunciato e dunque la necessità di una contestazione ad hoc ai fini della successiva dichiarazione dell’abitualità nel reato.