Imputazione generica? Il procedimento deve regredire!

Di Ottavia Murro -

(Cass. Pen. Sez. VI, 12 Maggio 2016, dep. 8 giugno 2016, n. 23832)

La Sesta Sezione ha enunciato il seguente principio di diritto: qualora sussista una nullità ex art. 429 comma 2 (o 552 comma 2) c.p.p., per genericità o indeterminatezza del fatto descritto nel capo di imputazione, il giudice del dibattimento deve dichiarare tale nullità e, conseguentemente,  trasmettere gli atti alla pubblica accusa senza doverla sollecitare a provvedere alla rimozione del vizio.

La decisione – minoritaria sul punto – è sorretta dai passaggi argomentativi delle Sezioni Unite Battistella (Sez. Un., 20 dicembre 2007, n. 5307, in Cass. pen. 2009, pag. 632, con nota di Lombardo L., Genericità dell’imputazione e poteri del giudice dell’udienza preliminare) nelle quali si evidenziano le peculiarità della funzione dell’udienza preliminare rispetto al dibattimento. Infatti, l’udienza preliminare è connotata da una maggiore fluidità dell’addebito e rappresenta il momento processuale dedicato al controllo dell’azione penale, che si cristallizza solo con il decreto che dispone il giudizio. Pertanto, in tale fase, i rimedi per sanare eventuali discrasie tra l’imputazione e le emergenze di indagine devono essere sperimentati all’interno dell’udienza preliminare. In tale prospettiva si è sancito il potere del gip di trasmettere gli atti al pm, per il nuovo esercizio dell’azione penale, solo se quest’ultimo rimanga inerte di fronte allo specifico provvedimento del giudice di revisionare l’imputazione.

Diversa, prosegue la Corte, è invece l’ipotesi in cui tale vizio venga eccepito in dibattimento, fase in cui l’addebito si è cristallizzato e, come sottolineato nella stessa sentenza Battistella, si fissa il thema decidendum in termini idonei a reggere l’urto della verifica di validità nella fase introduttiva del dibattimento. Infatti,l’imputazione in tale fase è rigida e, in relazione ad essa, operano altrettanti rigidi oneri di attivazione tempestiva: presentazione liste testi, specificazione mezzi di prova, impostazione della strategia difensiva. In dibattimento, conclude la Corte, il vizio di indeterminatezza o genericità dell’imputazione non può essere sanato con il sollecito da parte del giudice al p.m. e la conseguente integrazione/precisazione, in quanto l’unico epilogo possibile – a tutela dei diritti di difesa – è la sanzione della nullità, con conseguente restituzione degli atti alla pubblica accusa.

La sentenza sancisce, tra le righe, il principio secondo cui il diritto di difesa non può essere subordinato all’esigenza di ragionevole durata del processo.

In senso difforme, si è ritenuta abnorme, per la sua attitudine a determinare una indebita regressione del procedimento, l’ordinanza del giudice del dibattimento che, nell’ipotesi di genericità o indeterminatezza dell’imputazione, restituisca gli atti al p.m. senza averlo preventivamente sollecitato ad integrare o precisare la contestazione (Cass. Pen. Sez. III, 9 luglio 2013, n. 38940, in C.E.D. Cass. n. 256382, Cass. Pen. Sez. III, 9 luglio 2013, n. 42161 , in C.E.D. Cass. n. 256974; Cass. Pen. Sez. I, 14 marzo 2014, n. 39234, in dottrina, critico sull’abnormità di tale ordinanza, Biondi G., Davvero abnorme l’ordinanza che senza interlocuzione con il p.m. dichiara la nullità per indeterminatezza dell’imputazione? in Cass. Pen. 2015, p. 3199).

Avv. Ottavia Murro