Inammissibile il ricorso della p.o. se omessa la notifica dell’istanza di revoca della misura

Di Silvia Astarita -

Cass., Sez. V, 7 febbraio 2018, n. 5820, G.S.

In tema di revoca e/o sostituzione della misura cautelare con modalità meno gravose, l’art. 299, c. 4 bis, c.p.p., così modificato dall’art. 2, c. 1, lett. b, n. 3, D.L. n. 93 del 2013, convertito nella Legge n. 119 del 2013, prevede che, nei procedimenti per reati commessi “con violenza alla persona”, l’istanza di parte debba essere contestualmente notificata “a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa, salvo che in quest’ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio”.
Quid iuris in caso di omessa notifica e, ciò nonostante, di revoca della misura?
Con la sentenza in commento, che dichiara inammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla p.o. avverso l’ordinanza di revoca della misura cautelare applicata per atti persecutori, in difetto di notifica della relativa istanza, la Suprema Corte tenta di porre fine, efficacemente, a talune oscillazioni interpretative in materia.
Secondo un primo orientamento, non condivisibile nelle premesse argomentative, è stato ritenuto inammissibile il ricorso per saltum proposto dalla p.o. del delitto di atti persecutori avverso il provvedimento con il quale il g.i.p., investito dalla stessa p.o. della richiesta di revoca dell’ordinanza di modifica della misura, disposta in assenza dell’avviso di cui all’art. 299, c. 4 bis c.p.p., ne aveva dichiarata l’inammissibilità.
La conclusione, tuttavia, si fondava sulla circostanza che l’art. 310 c.p.p. limita la proponibilità del solo appello ai provvedimenti di sostituzione o modifica delle misure cautelari, escludendo il ricorso per cassazione, di contro ammesso ex art. 311 c.p.p. avverso le ordinanze che dispongono una misura coercitiva, in caso di violazione di legge nonché, ex art. 568, c. 2, c.p.p. contro i provvedimenti concernenti lo status libertatis non altrimenti impugnabili. Secondo tale pronuncia, il dato normativo, stante la legittimazione del solo p.m., dell’interessato e del suo difensore, consentirebbe di individuare quale rimedio esperibile dalla p.o., in caso di omessa notifica ex 299, c. 4 bis, c.p.p., il ricorso per cassazione consentito in via generale dall’art. 111, c. 7, Cost. (Cass., sez. V, 31 marzo 2015, P.O. in proc. S., in C.E.D. Cass., n. 265866).
Con argomentazioni non del tutto sovrapponibili, a tale conclusione sono giunte in generale quelle pronunce che ammettono la legittimazione della p.o. a dedurre, mediante ricorso per cassazione, la genetica inammissibilità dell’istanza di revoca o sostituzione di misure cautelari coercitive non notificata ex art. 299, c. 4 bis c.p.p., stante la ratio posta a fondamento della relativa previsione normativa tesa ad un rafforzamento delle tutele previste nei riguardi delle vittime di taluni reati (Cass., sez. VI, 9 febbraio 2016, P.O. in proc. P., in Cass. pen., 2016, p. 3753, con nota di Certosino, Violenza di genere e tutela della persona offesa nei procedimenti de libertate; Id., sez. I, 28 giugno 2016, Zacheo, sent. n. 51402 del 2016; Id., sez. V, 20 settembre 2016, D., in C.E.D. Cass., n. 269445).
La decisione in commento disattende tale orientamento in forza del principio di tassatività delle impugnazioni generalmente previsto dall’art. 568 c.p.p. di cui gli artt. 310 e 311 c.p.p. rappresentano una esplicitazione in sede de libertate.
Come correttamente osservato, gli artt. 310 e 311 c.p.p. indicano non solo quali siano i rimedi esperibili diversificandoli in ragione dell’oggetto, ma altresì i soggetti legittimati all’impugnazione fra i quali non è inclusa la p.o.
Né tantomeno, l’art. 111, c. 7 Cost. può essere interpretato consentendo, in generale, la legittimazione della p.o. a ricorrere per cassazione contro i provvedimenti in favor sulla libertà personale, trattandosi di disposizione a tutela della libertà personale del soggetto nei cui confronti il provvedimento restrittivo venga emesso.
D’altra parte, la mancata previsione normativa di un’impugnazione validamente esperibile da parte della p.o. non può nemmeno desumersi dalla sentenza n. 353 del 1991 con la quale la Consulta fornì una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 409 c.p.p. ammettendo la ricorribilità per cassazione del decreto di archiviazione non preceduto dall’avviso di cui all’art. 408 c.p.p.
In conclusione, l’unico strumento posto a disposizione dall’ordinamento nei riguardi della p.o. alla quale non sia stata notificata l’istanza ex art. 299, c. 4 bis, c.p.p. resta la interlocuzione ex art. 572 c.p.p. con il p.m., al quale potrà rivolgersi affinché proponga appello ex art. 310 c.p.p. al fine di far valere la inammissibilità della originaria richiesta, in ragione della omessa notifica (negli stessi termini, Cass., sez. V, 17 maggio 2017, P.O. in proc. B. e altri, in C.E.D. Cass., n. 272005).