Inammissibilità dell’istanza di liquidazione presentata dopo la chiusura del processo

Di Laura Dipaola -

Trib. Firenze, Sez. impresa, 9 marzo 2017

Continuano a proliferare pronunce dei giudici di merito che, pur nel silenzio normativo dell’art. 83 comma 3-bis del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, così come rimodulato dall’art. 1. co. 783, della l. n. 208 del 2015 a decorrere dal 1° gennaio 2016, perseverano nel far conseguire l’inammissibilità alla mancata presentazione dell’istanza di liquidazione da parte dell’avvocato all’esito del processo (in senso conforme, v., C.app.Catania, 19 ottobre 2016;  Trib. Verona, 8 aprile 2016; Trib.Milano, sez. I, 22 marzo 2016).

Nelle medesime pronunce si precisa che il difensore non decade dal diritto al compenso ma, in buona sostanza, dalla modalità in cui chiederlo e ciò in quanto, il giudice, a sentenza resa, si spoglierebbe di qualsivoglia potestas decidendi.

L’alternativa residuale, praticabile dal difensore, sarà pertanto quella di attivare un procedimento di cognizione ordinaria o di ingiunzione di pagamento.

Invero, l’indicazione di detta alternativa sembra quasi una “sanzione” per  il difensore che non contestualizza la richiesta di liquidazione così rivelandosi detta interpretazione non certo a favore del legale ma a suo discapito, dovendo quest’ultimo, in caso di ritardo, prodigarsi nell’attivare un non celere procedimento civile per ottenere un pagamento di un importo già blindato nelle tabelle standardizzate all’uopo predisposte per le attività di patrocinio a spese dello Stato.

Peraltro, l’art. 83 comma 3-bis testé richiamato indica il dies ad quem rispetto al quale il decreto di pagamento può essere emesso ma non prevede al contempo un obbligo temporale in capo al difensore rispetto alla presentazione della istanza di liquidazione.

Il dies ad quem, per il giudice che liquida e non per l’avvocato che legittimamente chiede il compenso, è anzi garanzia per quest’ultimo, già costretto ad anticipare la prestazione senza un fondo spese iniziale e che, può, di contro, confidare  su un decreto di liquidazione contestuale e non successivo alla sentenza.

La previsione di una inammissibilità secca, conseguente ad una istanza presentata un’ora dopo o il giorno successivo in cancelleria, obiettivamente assume l’aspetto di una “penalità” a danno della persona-avvocato che più la norma, con la variazione sopravvenuta, aveva mirato a garantire.