INTERESSE (SCARSO) O VANTAGGIO (MINIMO) NELLA REALIZZAZIONE DELLA CONDOTTA E IL REATO COLPOSO D’EVENTO “RIMBALZA” IN CAPO ALL’ENTE

Di Davide Bianchi -

Cass., Sez. IV, 20 aprile 2016 (dep. 14 giugno 2016), n. 24697

Con la presente pronuncia la Suprema Corte, oltre a ribadire il rigoroso canone di imputazione obiettiva secondo cui il nesso causale tra la condotta (omissiva) imprudente del datore di lavoro e la lesione subita dal lavoratore può esser escluso “soltanto nel caso in cui il comportamento del dipendente sia eccezionale, imprevedibile, tale da non essere preventivamente immaginabile”, ha consolidato una linea interpretativa ormai piuttosto uniforme in tema di responsabilità degli enti collettivi da reato colposo d’evento.

In particolare, riprendendo assunti fatti già propri dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. per tutte Cass., Sez. Un., 24 aprile 2014 n. 38343), ha confermato la piena compatibilità tra i generali criteri ascrittivi della responsabilità corporativa e i reati di danno contrassegnati dalla colpa quale elemento soggettivo. Infatti, in primo luogo, si è riaffermata l’opzione ermeneutica “sistematica” per cui i requisiti oggettivi dell’interesse/vantaggio dell’ente nella realizzazione del fatto di reato non vanno riferiti a quest’ultimo nella sua interezza ma piuttosto alla condotta tipica (con esclusione dell’evento); in secondo luogo, si è accolta la concezione “dualistica” secondo cui i due requisiti predetti possono fondare la responsabilità della societas anche in via alternativa, senza che debbano necessariamente ricorrere cumulativamente; in terzo luogo, si è assegnato un contenuto “soggettivistico” all’elemento dell’interesse, facendolo coincidere – problematicamente – con una sorta di dolo specifico insistente in capo al soggetto attivo individuale, a differenza del vantaggio, caratterizzato da un’indiscutibile pregnanza oggettiva [cfr. G. DE VERO, La responsabilità penale delle persone giuridiche, Giuffrè, 2008, p. 157 ss.], seppur, in definitiva, stemperata dall’estensione – in sé giuridicamente ineccepibile – del suo campo applicativo ad utilità poco più che evanescenti, quali i minimali risparmi di spesa verificatisi nel caso di specie.