E’ ipotizzabile il concorso esterno nel reato di associazione per delinquere?

Di Costanza Fenyes -

Cass. Pen. Sez I, 13.5.2016, dep. 5.10.2016, ordinanza n. 42043

La Prima Sezione della Suprema Corte ha ritenuto essenziale l’intervento dirimente delle Sezioni Unite sulla seguente questione: se sia logicamente compatibile e giuridicamente ammissibile il c.d. concorso esterno nel reato di associazione a delinquere di cui all’art. 416 c.p., considerato che tra il reato di cui all’art. 416-bis c.p., per il quale il concorso eventuale è ormai diritto vivente, e quello di cui all’art. 416 c.p., sussistono sostanziali ed incisive differenze di tipizzazione giuridica.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Napoli aveva confermato la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di un docente universitario, ritenuto responsabile del reato di concorso esterno nell’associazione a delinquere ex art. 416 c.p., finalizzata alla sofisticazione del burro, per avere attestato la genuinità del prodotto, pur essendo a conoscenza dell’avvenuta sofisticazione.

La Prima Sezione della Corte di Cassazione, chiamata a decidere sul ricorso dell’imputato, formula, pur rimettendo la questione alle Sezioni Unite, alcune osservazioni a favore della tesi della difesa, che non ritiene ipotizzabile il concorso esterno nel reato di associazione per delinquere.

In particolare, nell’ordinanza, sono sottolineate le differenze tra la fattispecie di cui all’art. 416-bis c.p., per la quale è pacificamente prevista la configurabilità del concorso esterno nel reato, e quella di cui all’art. 416 c.p..

Mentre nella fattispecie di associazione a delinquere di stampo mafioso, la condotta tipica è data dalla partecipazione associativa, integrata anche dal mero contributo, consapevole e volontario, diretto a rafforzare l’operatività dell’associazione di stampo mafioso, nella fattispecie di associazione a delinquere “semplice”, la condotta è ben delineata e specificatamente definita come l’associarsi allo scopo di commettere più delitti; pare, dunque, esserci un’unica alternativa: accordarsi a quel fine o non accordarsi, senza possibilità, in concreto, di ipotizzare diverse ed atipiche condotte contributive.

Sul piano soggettivo, l’elemento psicologico richiesto perché si configuri il concorso esterno in associazione di stampo mafioso è, secondo la giurisprudenza uniforme, il dolo generico, ossia la volontà di contribuire, genericamente, all’operatività del programma criminoso. Si dubita che lo stesso dolo generico sia compatibile con il concorso nell’associazione di cui all’art. 416 c.p.. L’accordo associativo allo scopo di commettere più delitti richiede, evidentemente, il dolo specifico. In assenza di tale scopo, la condotta può, al più, essere favoreggiatrice, agevolatrice, o riconducibile alla fattispecie di “assistenza agli associati” di cui all’art. 418 c.p..