Istanza di revoca e modifica della misura cautelare nei reati di atti sessuali ai danni del minore

Di Giuseppe Collazzo -

Cass. Pen. Sez III, ud. 18.10.2017, dep. 08.02.2018, n. 5832

La previsione ex art. 299 c.p.p. dell’obbligo, a cura del richiedente ed a pena di inammissibilità, di notificazione alla persona offesa o al suo difensore dell’istanza di revoca o sostituzione delle misura cautelare si inserisce nel più ampio ventaglio delle misure intese a rafforzare il diritto partecipativo della persona offesa.

La Sentenza in rassegna affronta il tema dell’interpretazione dell’incerta categoria dei  “delitti commessi con violenza alla persona” in relazione ai quali opera, ai sensi dei commi 2bis e 3 dell’art. 299 c.p.p., la condizione della previa notifica dell’istanza alla persona offesa o al suo difensore.

Invero, la nozione di “delitti commessi con violenza alla persona” non evoca una specifica categoria di reati e, pertanto, la sua perimetrazione è opera eminentemente ermeneutica.

La Sentenza, inserendosi nel solco già tracciato da Cass. I, n. 49339/2015 e Cass. II, n. 30302/2016, sottolinea come la nozione di “delitti commessi con violenza alla persona”, lungi dall’essere oggetto di una indebita estensione analogica in malam partem, indichi, in coerenza con gli obblighi convenzionali e comunitari assunti dallo Stato italiano, tutti i delitti maturati nell’ambito di un pregresso rapporto tra vittima e aggressore, ovvero quelli per i quali sussistono concrete possibilità di intimidazioni, ritorsioni o fenomeni di vittimizzazione che permettono di individuare una giustificata compressione dei diritti processuali dell’indagato.

La nozione di “violenza” fatta propria dalla Cassazione, più ampia di quella disciplinata dal codice, è comprensiva di ogni forma di violenza contro le donne e nell’ambito di una relazione affettiva, sia o meno attuata con violenza fisica o anche solo morale, idonea a cagionare una sofferenza anche solo psicologica alla vittima (cfr. Sezioni Unite 29.01.2016, n. 10959).

In tale nozione, a giudizio della Suprema Corte, rientrano anche le condotte ex art. 609quater c.p. in quanto il bene giuridico protetto dalla norma non è la libertà di autodeterminazione della sfera sessuale, bensì l’integrità psicofisica del minore con riguardo alla sfera sessuale, in vista di un corretto sviluppo della sessualità, proteggendolo dal rischio di approcci che potrebbero incidere negativamente sul processo di maturazione (cfr. Sez. III, 28.06.2012, n. 47220, Rv. 254066).

L’irrilevanza del consenso della vittima, unitamente alla funzione di protezione dell’integrità psicofisica del minore con riguardo alla sfera sessuale, consentono di ricondurre il reato contemplato dall’art. 609quater c.p. tra quelli commessi con violenza alla persona, nel senso richiesto dall’art. 299, comma 2bis, c.p.p. in quanto esso comporta una lesione della integrità psicofisica e implica per la sua commissione una violazione della relativa sfera e, pertanto, coerentemente, soggiace all’obbligo della notificazione alla persona offesa dell’istanza di revoca o modifica della misura cautelare.