La Cassazione ribadisce il carattere sostanziale della “doppia punibilità” in tema di MAE

Di Giulio Magliano -

Cass, Sez. Fer, 31 agosto 2017, n. 39863

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso del destinatario di un euromandato passivo inoltrato dall’Austria per l’esecuzione di una misura cautelare spiccata per il reato di truffa.

Il ricorrente lamentava, insieme alla scarsa attendibilità del quadro probatorio/indiziario posto a sostegno dell’euromandato, il difetto del requisito della c.d. doppia punibilità, principio in ossequio al quale, affinchè sia concessa la consegna, è necessario che il fatto per il quale si procede sia punito negli ordinamenti penali di entrambi gli Stati membri (sul punto, Picotti, Il mandato d’arresto europeo tra principio di legalità e doppia incriminazione, in AA.VV., Mandato d’arresto europeo. Dall’estradizione alle procedure di consegna, Giappichelli, 2005, p. 33).

Tale aspetto costituisce uno dei punti fondamentali della cooperazione giudiziaria nel territorio dell’Unione Europea.

L’originaria previsione dell’art. 2 della Decisione Quadro 584/2002/GAI è stata trasposta, more italico, dal legislatore nazionale in due distinte disposizioni: mentre l’art. 7 della L. 22 aprile 2005 n. 69 prevede che l’Italia dia esecuzione al M.A.E. solo nel caso in cui il fatto sia previsto come reato anche dalla legge nazionale, l’art. 8 regola i casi di consegna obbligatoria, in deroga al requisito della doppia incriminazione, per ipotesi criminose poste a tutela di beni giuridici particolarmente significativi (su questa controversa opzione normativa, ancora Picotti, Il campo di applicazione del mandato d’arresto europeo: i reati “in lista” e “fuori lista” e la disciplina della legge italiana di attuazione, in AA.VV., Mandato d’arresto, cit., p. 127).

Nel caso di specie, secondo il ricorrente, sulla base degli elementi forniti dall’autorità austriaca, la condotta che gli era contestata non avrebbe integrato, nel nostro ordinamento, gli estremi del delitto di truffa, ma, al più, un inadempimento civilistico. Di qui la conclusione che, in mancanza del presupposto della previsione bilaterale del fatto, la consegna non poteva essere accordata.

L’attenzione della Corte di Cassazione, quindi, si è rivolta all’esatta determinazione della sfera applicativa del requisito della “doppia punibilità”, costituente derivazione del principio di legalità in materia penale e riflesso del principio di uguaglianza (così, Trosi P., voce Mandato di arresto europeo, in Diritto on-line, TRECCANI, 2014).

Qui giova ricordare che un problema simile si era già posto in materia estradizionale, ove la previsione bilaterale del fatto come reato è richiesta dall’art. 13 c.p. (sul punto, Del Tufo, voce Estradizione (dir. intern.), in Enc. giur. Treccani, vol. XIII, 1989, p. 3).

In tale contesto normativo, la Suprema Corte ha più volte affermato che il requisito della doppia punibilità può ritenersi soddisfatto – pur in assenza di una perfetta coincidenza tra due disposizioni incriminatrici, l’una italiana e l’altra straniera – purché il fatto in concreto contestato sia riconducibile ad un reato previsto in entrambi gli ordinamenti, prescindendo dall’identità degli elementi costitutivi delle fattispecie astratte (ex plurimis, Cass., sez. I, 14 settembre 1995, n. 4407, in Arch. n. proc. pen. 1996, p. 429 con nota di Favino).

Tale orientamento sostanzialista, che prescinde dalla formale identità tra fattispecie, ha trovato applicazione, a fortiori, in tema di euromandato, istituto che costituisce espressione del principio di cooperazione giudiziaria in materia penale e si connota per meccanismi semplificati e privi di ingerenza politica rispetto all’estradizione (come chiarito da Damato – De Pasquale – Parisi, Argomenti di diritto penale europeo, Torino, 2014, pag. 125) e fondati sulla fiducia reciproca tra Stati dell’Unione Europea (sul punto, si veda il considerando n. 10 della Decisione Quadro 2002/584/GAI).

Questa convinzione è ulteriormente rafforzata dal rilievo che, con l’introduzione del mandato di arresto euroeo è avvenuta la sostituzione degli accordi tra gli Stati europei in materia di estradizione (così Plastina, Corte di Giustizia del Lussemburgo: regime transitorio e applicabilità degli accordi in materia di estradizione nella disciplina sul mandato di arresto europeo, in Cass. Pen,, fasc. 1, 2009, pag. 381) ed è stato espressamente previsto dal citato art. 2 che “la consegna può essere subordinata alla condizione che i fatti per i quali è stato emesso il mandato d’arresto europeo costituiscano un reato ai sensi della legge dello Stato membro di esecuzione indipendentemente dagli elementi costitutivi o dalla qualifica dello stesso”, così positivizzando la sufficienza di una lettura concreta sul fatto reato ai fini dell’indagine sulla doppia incriminazione e, almeno in teoria, superando le “strettoie” vigenti per l’estradizione.

Anche alla luce di tali circostanze, quindi, la Corte di Cassazione séguita ad affermare il consolidato orientamento (in continuità con il quale si pone anche la sentenza in rassegna) secondo cui non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice trovi il suo esatto corrispondente in una norma del nostro ordinamento, purché la concreta fattispecie sia punibile come reato da entrambi gli ordinamenti (nel medesimo senso, Cass., sez. VI, 13 marzo 2007 n. 11598 in Cass. pen. 2008, p. 14).

Nel caso in esame, la condotta del prevenuto, ad avviso della Corte, avrebbe integrato gli estremi della c.d. truffa contrattuale, prevista dal nostro ordinamento come reato, con ciò risultando rispettato il requisito della “doppia punibilità” e potendosi, conseguentemente, procedere alla consegna alle autorità austriache.