La competenza del giudice ordinario rispetto al Tribunale per i minorenni nel reato permanente

Di Ersi Bozheku -

Cass. Pen. Sez. III, ud. 19 ottore 2016, dep. 28 dicembre 2016, n. 54996

Con la sentenza in commento la Corte di Cassazione definisce i rapporti tra il giudice ordinario e il tribunale dei minori in relazione a condotte perpetrate prima e dopo il compimento del diciottesimo anno di età da parte del reo e riconducibili nell’alveo dei c.d. reati permanenti.

Seguendo il solco tracciato da una precedente massima del Supremo Collegio (Sez. 1, Sentenza n. 912 del 03/03/1993 Cc.  (dep. 06/04/1993) Rv. 193634), la sentenza de qua stabilisce il principio per cui competente a decidere sul reato permanente in relazione a condotte iniziate dal reo prima del compimento dei diciotto anni e portate a compimento successivamente al raggiungimento della maggiore età è il giudice ordinario.

Il criterio stabilito dall’articolo 8 c.p.p., secondo cui per i reati permanenti è competente il giudice del luogo dove ha avuto inizio l’esecuzione della condotta è valido solo ai fini della determinazione della competenza territoriale, mentre non può essere applicato anche ai fini della determinazione della competenza per materia in favore del giudice minorile (nonostante la condotta abbia avuto inizio durante la minore età).

Al pari una possibile scissione del fatto criminoso secondo il criterio temporale del compimento della maggiore età con conseguente sdoppiamento del giudizio, dinanzi al tribunale dei minori per i fatti perpetrati fino al compimento dei diciotto anni di età e dinanzi al giudice ordinario per le condotte successive, costituirebbe un pregiudizio per l’imputato.

Del resto, il reato permanente rappresenta un fatto unitario e dunque ontologicamente inscindibile anche sul versante giuridico, con la conseguenza che, se lo stesso sia realizzato a cavallo tra la minore e maggiore età non si può procedere a una sua scissione e conseguente attribuzione della competenza in parte al giudice ordinario e in parte a quello minorile, ma un solo giudice deve conoscere il fatto nella sua interezza.

In conclusione, con al sentenza in commento la Corte di Cassazione ha stabilito il seguente principio di diritto: in ipotesi di reato permanente realizzato prima e dopo i diciotto anni, dovendosi escludere ogni possibile scomposizione del giudizio tra il giudice ordinario e quello minorile, competente per la cognizione del fatto è il giudice ordinario.

Con la sentenza in commento la Corte di Cassazione definisce i rapporti tra il giudice ordinario e il tribunale dei minori in relazione a condotte perpetrate prima e dopo il compimento del diciottesimo anno di età da parte del reo e riconducibili nell’alveo dei c.d. reati permanenti.

Seguendo il solco tracciato da una precedente massima del Supremo Collegio (Sez. 1, Sentenza n. 912 del 03/03/1993 Cc.  (dep. 06/04/1993) Rv. 193634), la sentenza de qua stabilisce il principio per cui competente a decidere sul reato permanente in relazione a condotte iniziate dal reo prima del compimento dei diciotto anni e portate a compimento successivamente al raggiungimento della maggiore età è il giudice ordinario.

Il criterio stabilito dall’articolo 8 c.p.p., secondo cui per i reati permanenti è competente il giudice del luogo dove ha avuto inizio l’esecuzione della condotta è valido solo ai fini della determinazione della competenza territoriale, mentre non può essere applicato anche ai fini della determinazione della competenza per materia in favore del giudice minorile (nonostante la condotta abbia avuto inizio durante la minore età).

Al pari una possibile scissione del fatto criminoso secondo il criterio temporale del compimento della maggiore età con conseguente sdoppiamento del giudizio, dinanzi al tribunale dei minori per i fatti perpetrati fino al compimento dei diciotto anni di età e dinanzi al giudice ordinario per le condotte successive, costituirebbe un pregiudizio per l’imputato.

Del resto, il reato permanente rappresenta un fatto unitario e dunque ontologicamente inscindibile anche sul versante giuridico, con la conseguenza che, se lo stesso sia realizzato a cavallo tra la minore e maggiore età non si può procedere a una sua scissione e conseguente attribuzione della competenza in parte al giudice ordinario e in parte a quello minorile, ma un solo giudice deve conoscere il fatto nella sua interezza.

In conclusione, con al sentenza in commento la Corte di Cassazione ha stabilito il seguente principio di diritto: in ipotesi di reato permanente realizzato prima e dopo i diciotto anni, dovendosi escludere ogni possibile scomposizione del giudizio tra il giudice ordinario e quello minorile, competente per la cognizione del fatto è il giudice ordinario.