La mera possibilità di partecipare ad una gara di appalto non costituisce profitto suscettibile di confisca

Di Elisabetta Sarti -

Cass. pen., Sez. VI, 14 settembre 2017, dep. 16 gennaio 2018, n. 1754

La sesta sezione della Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 1754 del 14 settembre 2017, depositata il 16 gennaio 2018, è tornata sul tema della confisca per equivalente, questa volta pronunciandosi nell’ambito di un’imputazione per corruzione propria internazionale, consistita in plurime dazioni di denaro in favore del Ministro dell’energia dell’Algeria, al fine di assicurare alla società italiana, di cui l’imputato è legale rappresentante, un vantaggio indebito in operazioni economiche con detto paese.
Nel caso di specie, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano, nell’applicare la pena su richiesta delle parti nei confronti dell’imputato, ha disposto anche la confisca per equivalente per un valore pari a 2.100.000 euro sui beni nella disponibilità dell’imputato, non potendo essere effettuata la confisca diretta nei riguardi della società, stante il fallimento della medesima.
Tale rilevante importo rappresenterebbe, secondo il giudicante, il profitto da reato, consistito nella possibilità per la società italiana di continuare ad operare nel mercato algerino, “vincendo gare di appalto”, visto che tramite il predetto accordo la società è stata, di fatto, indebitamente inserita tra i soggetti invitati alle gare e nelle liste delle società idonee a contrarre in territorio algerino.
Ebbene, la Corte di Cassazione, nell’accogliere il motivo di ricorso formulato dalla difesa dell’imputato – dopo aver puntualmente ripercorso i principali orientamenti giurisprudenziali in materia – ha affermato che il vantaggio economico confiscabile non può coincidere con una mera “chance”, poiché “non costituisce profitto del reato un qualsivoglia vantaggio che, pur derivante dal reato, tuttavia sia futuro, sperato, eventuale, solo possibile, immateriale o non ancora materializzato in termini strettamente economico – patrimoniali”.
I giudici di legittimità riconoscono infatti che non è corretto, come erroneamente ritenuto nel caso di specie, far coincidere il profitto del reato con la mera possibilità, futura ed incerta, per la società di partecipare a talune gare di appalto o di essere inserita negli elenchi dei soggetti idonei a contrarre, poiché tale circostanza non genera, di per sé, alcuna chance autonomamente qualificabile in termini di entità patrimoniale e, in conclusione, la Corte di Cassazione ribadisce che il profitto di reato confiscabile deve, quanto meno, coincidere con “un mutamento materiale, attuale e di segno positivo della situazione patrimoniale del suo beneficiario ingenerato dal reato attraverso la creazione, trasformazione o l’acquisizione di cose suscettibili di valutazione economica”.