La nomina del difensore da parte dei prossimi congiunti dell’imputato latitante

Di Guido Colaiacovo -

Cass. Pen., Sez. II, 2 febbraio 2017, dep. il 24 febbraio 2017, n. 9209

La decisione in rassegna ravviva il contrasto sulla applicabilità dell’art. 96, comma terzo, c.p.p., all’imputato latitante, e, quindi, sulla possibilità che a nominare il difensore di fiducia siano anche i prossimi congiunti. La problematica – già di per sé delicata per le conseguenze che l’adesione all’una o all’altra tesi produce – si inserisce, peraltro, in un più ampio contesto, quello del rapporto fra il latitante e il suo difensore, nel quale si agitano altre questioni di notevole rilievo (per una panoramica su questo aspetto, sia consentito il rinvio a Colaiacovo, Il latitante, Cedam, 2015, p. 173 e ss.).
Dunque, venendo ai termini del contrasto, in questa occasione la Suprema Corte aderisce all’orientamento assolutamente maggioritario secondo il quale, appunto, la previsione contenuta nel terzo comma dell’art. 96 c.p.p. non può essere applicata a casi diversi da quello espressamente contemplato. La ratio della norma, infatti, non risiede in una generica situazione di difficoltà che preclude all’imputato di nominare il difensore, ma, piuttosto, nella necessità di neutralizzare i condizionamenti ambientali e le suggestioni che potrebbero influenzare il soggetto, la cui capacità di autodeterminazione è pregiudicata dalla restrizione, dall’impossibilità di rapportarsi con persone diverse dai detenuti e dal personale dell’amministrazione penitenziaria o, ancora, dal regime di isolamento (in questo senso, Cass., sez. I, 23 luglio 2015, n. 35955, in C.E.D. Cass., n. 264695; Cass., sez. VI, 7 marzo 2006, n. 13501, ivi, n. 234271; Cass., sez. I, 6 giugno 2003, n. 30150, in Cass. pen., 2004, p. 2885; Cass., sez. I, 24 ottobre 1994, n. 4701, ivi, 1996, p. 1203; Cass., sez. I, 11 novembre 1993, n. 4818, in C.E.D. Cass., n. 195798; Cass., sez. I, 8 maggio 1991, n. 2176, in Cass. pen., 1992, 978; Cass., sez. I, 30 aprile 1990, n. 3691, ivi, 1991, p. 941, con nota di Graziano, Nomina del difensore di fiducia da parte di un prossimo congiunto (art. 96 comma 3 c.p.p.) e imputato latitante; in dottrina, aderisce all’indirizzo maggioritario Lupinu, La nomina del difensore da parte di un prossimo congiunto della persona “in vinculis”, in Giur. it., 1992, p. II, p. 99).
A tale indirizzo se ne contrappone un altro secondo il quale, invece, i prossimi congiunti del latitante possono procedere alla nomina, poichè il fine della disposizione sarebbe quello di consentire l’intervento di un difensore di fiducia, in sostituzione di quello d’ufficio, in tutti quei casi nei quali l’imputato si trovi in difficoltà e non possa provvedere personalmente all’incombente (Cass., sez. IV, 27 aprile 1999, n. 7962, in Cass. pen., 2000, p. 2673; conforme Cass., Sez. II, 13 febbraio 2014, n. 19619, ivi, 2014, p. 2757, con nota di Colaiacovo, La nomina del difensore di fiducia da parte del latitante, che ha ritenuto legittima anche la nomina per facta concludentia).
E’ opportuno, tuttavia, notare che, in questi ultimi casi, la situazione che ha condotto all’affermazione del principio era affatto peculiare: infatti, a denunciare l’illegittimità della nomina era stato proprio l’imputato che, assistito dal difensore nominato dai prossimi congiunti, aveva poi lamentato la nullità degli atti compiuti da quest’ultimo.
Come si è visto, il panorama giurisprudenziale, salvo alcune eccezioni, appare ormai orientato ad escludere l’applicabilità della previsione al latitante. Tuttavia, si deve notare che la tesi minoritaria ha ricevuto un autorevole avallo dalle Sezioni unite, che, nell’enunciare il principio di diritto secondo il quale il difensore, d’ufficio o di fiducia, non abilitato al patrocinio dinanzi alle magistrature superiori, può nominare un sostituto processuale in possesso del titolo affinché proponga il ricorso per cassazione, hanno evidenziato come una lettura estensiva del terzo comma appaia funzionale e debba essere valorizzata al fine di attenuare le difficoltà che il latitante, impedito ovvero ostacolato dalla necessità di salvaguardare la propria libertà personale, incontra per nominare un difensore di fiducia (Cass., sez. un., 28 aprile 2016, n. 40518, in Giur. it., 2016, p. 2090; nel senso che tali difficoltà non possono giustificare atteggiamenti indulgenti nei confronti del latitante, che deve essere trattato alla stregua di qualsiasi altro imputato, Colaiacovo, Il latitante, cit., 184). Pur trattandosi di un obiter dictum, l’affermazione contraddice l’orientamento maggioritario e apre la strada ad un possibile ripensamento.