La nozione di “privata dimora” al vaglio delle Sezioni Unite

Di Gabriele Aronica -

Corte di Cassazione, Sez. V, Ord., 9 gennaio 2017, n. 652

La Sezione V della Cassazione ha rimesso al vaglio delle Sezioni Unite la questione circa la definizione della nozione di privata dimora nell’ambito dell’art. 624bis, della sistematica dei delitti contro il patrimonio, nonché dell’ordinamento processuale.
Nella fattispecie sub iudice, l’imputato é stato tratto a giudizio per essersi introdotto all’interno di un ristorante in orario notturno, sottraendo denaro ed una macchina fotografica di proprietà del titolare.
In attesa della pronuncia delle Sezioni Unite, l’ordinanza riveste interesse in quanto contiene un vasto ed ordinato excursus degli orientamenti formatisi sul concetto di privata dimora nel quadro dei reati a tutela del domicilio, dei reati informatici, nonché dell’istituto delle intercettazioni ambientali.
Proprio in ambito processual-penalistico, si registra un precedente delle Sezioni Unite, ossia Cassazione, 28 marzo 2006, n. 26795, “Prisco”, che collega la nozione di “domicilio” al rapporto esistente tra il titolare di ius excludendi e l’ambiente chiuso adibito alla vita privata (posto anche a tutela della riservatezza) ancorché nel caso concreto il titolare non risulti presente in loco.
Pur condizionando, uniformandola, l’interpretazione delle fattispecie incriminatrici, il precedente non ha sopìto i contrasti circa la riferibilità della nozione di privata dimora ad esercizi commerciali, stabilimenti industriali, studi professionali e luoghi aperti al pubblico con gestione di attività d’impresa.
Identificando la privata dimora con “ogni luogo che serva all’esplicazione di attività culturali, professionali e politiche ovvero nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della vita privata”, molte pronunce hanno esteso la portata dei reati patrimoniali anche ai luoghi indicati, limitatamente agli orari di apertura; altre hanno invece ritenuto dirimente il criterio della “pubblica accessibilità” ad un numero indiscriminato di persone (per escludere la sussistenza di una “privata dimora”), distinguendosi però ulteriormente, al loro interno, a seconda che tale “accessibilità” sia legata alle caratteristiche intrinseche del luogo (“in astratto”), ovvero all’utilizzo attuale al momento del fatto (“in concreto”).
Un nuovo intervento delle Sezioni Unite si rivela quantomai necessario, per offrire un’interpretazione univoca della nozione di privata dimora, trasversale nella sistematica dei reati contro il patrimonio e nell’ordinamento processuale.