La qualifica di amministratore di fatto: non basta la procura speciale

Di Costanza Fenyes -

Cass. pen., Sez. V, sent. n. 547/17 del 5.12.2016, dep. 5.1.2017

Con la sentenza in esame, la Suprema Corte si è pronunciata sul ricorso di due imputati ritenuti responsabili, prima dal Tribunale di Cosenza e poi dalla Corte d’Appello di Catanzaro, del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione, l’uno in qualità di amministratore di diritto, l’altro in qualità di amministratore di fatto.
La Quinta Sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’impugnata sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro, in accoglimento del motivo di ricorso che deduceva il vizio di motivazione in ordine alla prova della condotta di colui che era stato qualificato amministratore di fatto. In particolare, il Supremo Collegio ha rilevato che la Corte d’Appello avesse fondato la propria decisione su una considerazione del Tribunale, illogica ed insufficiente, che si limitava a constatare l’esistenza di una procura speciale a favore di colui che veniva qualificato amministratore di fatto, senza in alcun modo verificare se lo stesso avesse svolto effettiva attività di gestione.
La Corte di Cassazione ha ricordato che, come ben noto, ai fini della configurabilità del ruolo di amministratore di fatto in capo ad un soggetto, occorre “l’esercizio, continuativo e non occasionale da parte sua di funzioni riservate alla competenza tipica degli amministratori di diritto e il godimento di un’autonomia decisionale”. Ed ha altresì affermato che la qualifica di amministratore di fatto non può essere desunta dalla mera presenza di una procura speciale in suo favore, benché ampia, senza che vi sia la prova del concreto esercizio del potere conferito.