LA RINNOVAZIONE DEL DIBATTIMENTO IN CASO DI APPELLO DELLA CONDANNA

Di Valerio Aiuti -

Sez. Un., ud. 21 dicembre 2017 (dep. 3 aprile 2018), n. 14800, proc. Troise -La sentenza verrà commentata sul numero 2/2018 di questa rivista

Adìte per chiarire se il giudice d’appello fosse obbligato a riaprire il dibattimento anche nel caso di appello dell’imputato contro la sentenza di condanna per motivi attinenti alla valutazione delle prove dichiarative, le Sezioni Unite hanno risposto di no: se il giudice intende prosciogliere l’imputato in appello la rinnovazione è possibile, ma non assolutamente necessaria; necessario è solo fornire una «motivazione puntuale e adeguata della sentenza assolutoria, dando una razionale giustificazione della difforme conclusione adottata rispetto a quella del giudice di primo grado».

La Seconda Sezione, sollevando il contrasto poi risolto dalle Sezioni Unite, aveva rilevato come il giudice d’appello fosse – in linea di principio – tenuto a risentire i testimoni aggrediti dai motivi d’impugnazione ogni volta che non condivide la valutazione di attendibilità compiuta dal giudice di primo grado, a prescindere dagli esiti decisori; infatti, se non si può ritenere superata la soglia del ragionevole dubbio tramite la valutazione solo cartolare delle prove dichiarative controverse in caso di appello del proscioglimento (art. 603, comma 3-bis, c.p.p.), non si deve ritenere “ragionevole” nemmeno il dubbio, maturato esclusivamente sulle carte, relativo all’attendibilità dei testimoni in caso di appello della condanna (cfr. Cass., Sez. II, 20 giugno 2017, n. 41571, in C.E.D. Cass., n. 270750; Cass., Sez. VI, 23 settembre 2014, n. 44084, ivi, n. 260623).

Le Sezioni Unite hanno invece chiarito che, poiché solo per condannare è necessario superare ogni ragionevole dubbio, mentre per prosciogliere è sufficiente sollevare un dubbio anche solo «processualmente plausibile», il ricorso al principio d’immediatezza (è possibile, ma) non è necessario per criticare una sentenza di condanna: l’oralità nella valutazione della prova, non essendo costituzionalmente richiesta al pari del contraddittorio, è suscettibile di essere modulata in base delle esigenze processuali del caso concreto e, normalmente, per sollevare un dubbio relativo all’attendibilità di un testimone posto alla base di una sentenza di condanna, basta un’attenta rilettura critica delle «risultanze processuali, assunte nella loro oggettiva consistenza».

Imporre la rinnovazione del dibattimento anche in caso di appello della condanna trasformerebbe la «natura sostanzialmente cartolare» dell’appello «in quella di un novum iudicium, con l’ulteriore rischio di una irragionevole diluizione dei tempi processuali», non è richiesto neanche dalla giurisprudenza europea – che, anzi, in determinate ipotesi ammette il ricorso alla motivazione rafforzata anziché alla rinnovazione, per giustificare un ribaltamento in appello (cfr. soprattutto C. eur. dir. uomo, Sez. II, 26 april 2016, Kashlev c. Estonia, ric. n. 22574/08) – e non deriverebbe da nessuna delle norme introdotte sulla scia delle recenti direttive europee in materia di protezione e tutela della vittima nel processo penale (cfr. M. Bargis-H. Belluta, Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, 2017).

Com’è stato sottolineato da un diverso punto di vista, «vi è una sensibile differenza tra l’appello dell’imputato e quello del pubblico ministero: mentre la conversione di una condanna in assoluzione può realizzarsi con un’attività essenzialmente demolitiva, la conversione di un’assoluzione in condanna implica un’attività costruttiva per la quale è più che mai importante il rapporto diretto con le fonti di prova» (cfr. P. Ferrua, La prova nel processo penale. Vol. I – Struttura e procedimento, Giappichelli, 2017, p. 283-284; S. Tesoriero, Luci e ombre della rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale in appello per il presunto innocente, in Giust. pen., 2017, III, c. 92 ss.).

Prima dell’intervento delle Sezioni Unite, parte della dottrina aveva invece ritenuto che la tutela del principio di immediatezza nella valutazione della prova dovrebbe imporre in ogni caso il ricorso alla rinnovazione, prima di rivalutare l’attendibilità dei testimoni controversi (v. Spangher, Riforma in appello (proscioglimento vs. condanna) e principio di immediatezza, in Giur. it., 2014, p. 2590; Gaito – La Rocca, Il diritto al controllo tra immediatezza e ragionevole dubbio, in Arch. pen., 2017, f. 3, p. 20 ss.); altra parte aveva invece sottolineato, in consonanza con la Seconda Sezione, che è proprio l’attributo “ragionevole” menzionato dall’art. 533 c.p.p. a richiedere una base empirica, valutata in contraddittorio, per poter ritenere inattendibile un testimone a carico (v. V. Aiuti, Corte europea e “motivazione rafforzata” nel caso Lorefice, in questa rivista, 2017, f. 4).

Le Sezioni Unite, però, adeguandosi all’orientamento maggioritario (cfr. Cass., Sez. VI, 23 settembre 2014, n. 44084, in CED Cass., n. 260623; Cass., Sez. V, 13 marzo 2015, n. 29827, ivi, n. 265139; Cass., Sez. III, 7 giugno 2016, n. 42443, ivi, n. 267931; Cass., Sez. IV, 20 dicembre 2016, n. 4222, ivi, n. 268944; Cass., Sez. III, 17 febbraio 2017, n. 46455, ivi, n. 271110; Cass., Sez. V, 6 aprile 2017, n. 35261, ivi, n. 270721; Cass., Sez. III, 19 maggio 2017, n. 34794, ivi, n. 271344), hanno lasciato al libero apprezzamento del giudice la possibilità di riaprire l’istruttoria – senza però chiarire a quali condizioni essa è «assolutamente necessaria» – e permesso quindi il ribaltamento della condanna senza rinnovazione, a condizione che il diverso convincimento venga valutato in maniera analitica (cfr. Cass., Sez. Un., 12 luglio 2005, n. 33748, Mannino, in Corr. Merito, 2006, p. 116 ss., con nota di G. Leo, Il giudizio di appello contro le sentenze assolutorie di primo grado).