La rinnovazione del dibattimento nell’appello abbreviato

Di Valerio Aiuti -

Sez. Un. – ud. 19 gennaio 2017 (dep. 14 aprile 2017), n. 18620, Patalano

Le Sezioni Unite hanno risolto un nuovo contrasto giurisprudenziale sorto in seguito alla precedente sentenza Dasgupta (v. Cass., Sez. Un., 28 aprile 2016, n. 27620, Dasgupta, in questa Rivista, 2016, 1, p. 91 ss., con nota di Monaco, Appello della sentenza di assoluzione e divieto di reformatio in peius. In attesa dell’entrata in vigore del nuovo comma 4-bis dell’art. 603 c.p.p. le Sezioni Unite delineano i principi di riferimento; in www.archiviopenale.it, 20 dicembre 2016, con nota di Aprati, L’effettività della tutela dei diritti dell’uomo: le Sezioni unite aggiungono un tassello; in Proc. pen. giust., 2016, 53 ss. con nota di Capone, Prova in appello: un difficile bilanciamento; in Cass. pen., 2016, 3214, con nota di Aiuti, Poteri d’ufficio della Cassazione e diritto all’equo processo), e relativo alla doverosità o meno – secondo i parametri enunciati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza Dan c. Moldavia (v. Gaito, Verso una crisi evolutiva per il giudizio d’appello. L’Europa impone la riassunzione delle prove dichiarative quando il p.m. impugna l’assoluzione, in Arch. Pen., 2012, 349 ss.) – di disporre la rinnovazione del dibattimento «nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento emessa all’esito del giudizio abbreviato».
Il contrasto, che si riallaccia ad una storica incertezza giurisprudenziale sull’applicabilità o meno dell’art. 603 c.p.p. nell’appello che segue il rito a prova contratta (v. Aprati, Giudizio abbreviato e imprevedibilità della rinnovazione istruttoria in appello, in Arch. pen., 2013, n. 3, 1 ss.), era composto da due correnti.
Secondo la corrente maggioritaria, il parametro europeo per la rinnovazione del dibattimento è strutturalmente incompatibile con il giudizio abbreviato non condizionato (Cass., Sez. III, 12 luglio 2016, n. 43242, in C.E.D. Cass., n. 267626; Cass., Sez. II, 25 ottobre 2016, n. 49324, ivi, n. 268363), ma è compatibile con il caso in cui in primo grado vi siano state acquisizioni probatorie, anche officiose (v. in relazione all’acquisizione ex art. 441, comma 5, c.p.p., Cass, Sez. II, 23 luglio 2014, n. 32655, in C.E.D. Cass., n. 261851; Cass., Sez. II, 30 luglio 2014, n. 33690, ivi, n. 260147; Cass., Sez. II, 29 settembre 2014, n. 40254, ivi, n. 260442; Cass., Sez. III, 4 novembre 2014, n. 45456, ivi, n. 260868; Cass., Sez. VI, 3 aprile 2015, n. 14038, ivi, n. 262949; Cass., Sez. I, 25 giugno 2015, n. 26860, ivi, n. 263961; v. in relazione all’“abbreviato condizionato”, Sez. III, 20 marzo 2015, n. 11658, ivi, n. 262985; Cass., Sez. III, 24 settembre 2015, n. 38786, ivi, n. 264793): in sintesi, le ragioni europee che chiedono la tutela del princìpio di oralità e immediatezza potrebbero condurre alla rinnovazione solo quando nel processo abbreviato di primo grado vi siano state acquisizioni testimoniali; nel caso in cui il processo abbreviato di primo grado si sia invece svolto sulle carte, non avrebbe senso ripristinare oralità e immediatezza in appello.
Secondo la corrente minoritaria, cui si accoda con un obiter dictum anche la sent. Dasgupta, la rinnovazione del dibattimento è invece obbligatoria in ogni caso in cui si passi da un proscioglimento in primo grado ad una condanna in appello; quindi, ogni volta in cui il p.m. impugni la sentenza di assoluzione (Cass., Sez. F, 23 dicembre 2014, n. 53562, in C.E.D. Cass., n. 261541; Cass., Sez. V, 17 giugno 2015, n. 25475, ivi, n. 263903): per trasformare un proscioglimento in primo grado in una condanna in secondo, ed impedire così che si produca un’incertezza in qualche modo intrinseca alla stessa situazione di contrasto tra le due decisioni di merito, il «“criterio generalissimo”» del “ragionevole dubbio” – prima che il rispetto delle indicazioni della Corte europea – dovrebbe condurre all’acquisizione di tutte le fonti dichiarative presenti.
Le Sezioni Unite, aderendo integralmente all’orientamento minoritario, hanno recuperato la storica giurisprudenza in tema di “motivazione rafforzata” e specificato che «perché […] l’overturning si concretizzi davvero in una motivazione […] “oltre ogni ragionevole dubbio”, non si può fare a meno dell’oralità nella riassunzione delle prove rivelatesi decisive. La motivazione risulterebbe altrimenti affetta dal vizio di aporia logica derivante dal fatto che il ribaltamento della pronuncia assolutoria, operato sulla scorta di una valutazione cartolare del materiale probatorio a disposizione del primo giudice, contiene in sé l’implicito dubbio ragionevole determinato dall’avvenuta adozione di decisioni contrastanti».
In altri termini, la sentenza concepisce il proscioglimento in primo grado come un fattore in grado di consolidare la presunzione di non colpevolezza (contro questa opinione v. in particolare Corte cost., 6 febbraio 2007, n. 26, §§ 7.1 – 7.3 Considerato in diritto, e Caprioli, Inappellabilità delle sentenze di proscioglimento e “parità delle armi” nel processo penale, in Giur. cost., 2007, p. 250 ss.); la prova contraria della presunzione, nel sistema del c.d. “giusto processo”, dovrebbe così essere fornita solo ricorrendo alla formazione in contraddittorio di un elemento d’accusa: «sarebbe infatti difficilmente comprensibile come, di fronte ad un risultato dichiarativo cartolare […] il giudice di appello […] possa pronunciare, in riforma di quella assolutoria, una sentenza di condanna espressione del “giusto processo” e perciò “equa”, fondata solo sul rapporto mediato che esso ha con le prove, senza il diretto esame delle fonti dichiarative. Risulta evidentemente recessiva, rispetto a una simile evenienza, la circostanza che sia stata l’opzione dell’imputato […] a consentire il giudizio a suo carico allo stato degli atti».
In dottrina, sull’ordinanza di rimessione v. Lupària – Belluta, Alla ricerca del vero volto della sentenza Dasgupta, in www.penalecontemporaneo.it, 9 gennaio 2017, 1 ss.; Sul tema, più in generale, v. Tesoriero, Luci e ombre della rinnovazione dell’istruttoria in appello per il presunto innocente, in corso di pubblicazione su Giust. Pen., 2017, § 4.2 del dattiloscritto; Chinnici, Contraddittorio e giudizio di appello. Ortodossia europea, resistenze interne e graduali aperture in attesa del “sigillo” del legislatore, in Aa. Vv., Le erosioni silenziose del contraddittorio, a cura di D. Negri – R. Orlandi, Giappichelli, 2017, p. 187 ss.; A. Capone, Prova in appello: un difficile bilanciamento, cit.; Bronzo, Condanna in appello e rinnovazione della prova dichiarativa, in Arch. pen., 2015, p. 236 ss.