La Suprema Corte ribadisce i limiti del vaglio operato dal giudice dell’udienza preliminare

Di Giuseppe Della Monica -

Cass. Pen. Sez. II, ud. 17 novembre 2016 – dep. 1 dicembre 2016, n. 51324

Il Giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Benevento pronunciava sentenza di non luogo a procedere, con la formula “perché il fatto non sussiste”, nei confronti del primario dell’U.O.C. emodialisi dell’ospedale di Ariano Irpino, imputato del delitto di cui agli artt. 110, 81 cpv. e 640, comma 2, n. 1, c.p., per aver occultato, grazie alla interposizione fittizia della sorella, la sua qualità di gestore di fatto della Emodialisi Irpina s.r.l, società operante in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale, così inducendo in errore l’ASL di Avellino, al fine di procurarsi l’ingiusto profitto della percezione dell’intera retribuzione e dell’indennità di rapporto esclusivo con la pubblica amministrazione.

Il giudice ha ritenuto di non poter ricondurre “con certezza” la titolarità della Emodialisi Irpinia all’imputato, reputando irrilevante il valore indiziario delle risultanze di indagine, perché inidonee a suffragare la tesi dell’interposizione fittizia di persona posta a base della contestata imputazione.

Avverso tale sentenza, le parti civili proponevano ricorso per cassazione, lamentando la violazione degli artt. 125, comma 3, 192, commi 1 e 2, 426, comma 1, lett. d), c.p.p., in relazione all’art. 606 lett. c) ed e), c.p.p., in quanto la statuizione di non luogo a procedere non ha adeguatamente considerato gli elementi di prova a carico rilevanti ai fini del necessario approfondimento dibattimentale. In particolare, secondo i ricorrenti, il Giudice ha fatto ricorso a mere tautologie, non fornendo alcuna effettiva motivazione in ordine all’inutilità di un approfondimento dibattimentale rispetto all’esistente quadro indiziario.

La Corte di legittimità ha chiarito, preliminarmente, che il Giudice dell’udienza preliminare ha una funzione di filtro e, nel rispetto di tale funzione, può solo valutare se il materiale probatorio offerto dal P.M. sia o meno idoneo a sostenere l’accusa in giudizio. Tale valutazione prognostica, tuttavia, è di natura eminentemente processuale e non di merito, sicché il “proscioglimento” va escluso in tutti quei casi in cui le fonti di prova a carico dell’imputato si prestino a soluzioni alternative o aperte o, comunque, possano essere diversamente rivalutate in sede dibattimentale.

Invero, l’inidoneità degli elementi probatori già acquisiti giustifica la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere solo quando, rispetto ad un quadro indiziario inidoneo a dimostrare la responsabilità dell’imputato, appaia ragionevole l’impossibilità che, in sede dibattimentale, ai suddetti elementi possano aggiungersene di nuovi.

Nel caso di specie, secondo i giudici di legittimità, il G.u.p., ritenendo che non vi fossero elementi idonei a sostenere l’ipotesi dell’interposizione fittizia di persona, è pervenuto ad una vera e propria pronuncia assolutoria nel merito, sostituendosi surrettiziamente al giudice dibattimentale.