La truffa contrattuale si consuma al momento del conseguimento del bene

Di Gherardo Pecchioni -

Cass. Pen. Sez. II, 15 giugno 2016, dep. l’11 luglio 2016, n. 28767

Due soggetti erano stati condannati dalla Corte d’Appello di Napoli per truffa aggravata, per aver venduto un appartamento senza informare gli acquirenti che sullo stesso gravava un’ipoteca giudiziale a favore di una banca. Il contratto era stato stipulato nel settembre 2004 con contestuale versamento del corrispettivo pattuito, ma poiché gli acquirenti, per poter pagare i venditori, avevano acceso un mutuo presso un istituto di credito, e tale mutuo si era estinto soltanto nel luglio del 2008, la Corte territoriale aveva ritenuto che fossimo in presenza di una truffa a “consumazione prolungata”, in quanto il danno subito dalle persone si sarebbe protratto fino al pagamento dell’ultima rata del mutuo. Pertanto, il reato era stato ritenuto consumato fino al luglio 2008.

I magistrati della Seconda Sezione, in modo del tutto condivisibile, cassano la decisione della Corte d’Appello di Napoli ribadendo la costante giurisprudenza della Suprema Corte in materia. Si sostiene infatti nella pronuncia in esame che, nell’ipotesi di truffa contrattuale, il momento consumativo del reato debba essere essere ricollegato all’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato. Pertanto, nel caso di specie, il momento consumativo andava fatta risalire al settembre 2004, data del pagamento del prezzo dell’immobile, con conseguente maturazione della prescrizione. La circostanza che per far fronte al pagamento del corrispettivo gli acquirenti avessere acceso un mutuo – ritiene ancora la Seconda Sezione – è elemento del tutto estraneo al reato, poiché il successivo versamento delle rate del mutuo è stato effettuato alla banca e non agli imputati, che hanno invece ottenuto il profitto al momento del conseguimento del prezzo pattuito. Ragionare in senso opposto – proseguono i giudici di legittimità – porterebbe all’assurda conseguenza che, ove il mutuo acceso con la banca avesse avuto una durata ventennale, la truffa andrebbe ritenuta tutt’ora in fase di continuazione.