La UE sul divieto di bis in idem nella tutela degli interessi e dei mercati finanziar

Di Antonella Ciraulo -

Corte di Giustizia UE, 20 marzo 2018, C-524/15, C-537/16, cause riunite C-596/16 C-597/16

In data 20 marzo la Corte di Giustizia UE ha depositato le sentenze delle cause C-524/15 Luca Menci, C-537/16 Garlsson Real Estate SA e a./Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) e cause riunite C-596/16 Enzo Di Puma/ Consob e C-597/16 Consob/Antonio Zecca.
In particolare, alla CGUE è stato chiesto di interpretare il principio del ne bis in idem, secondo cui nessuno può essere giudicato o condannato penalmente due volte per lo stesso reato, nel contesto della direttiva IVA e della direttiva sui mercati finanziari.
In tutte e tre le pronunce, la Grande Sezione, in aderenza alla consolidata giurisprudenza in materia, ha riconosciuto la natura afflittiva e, dunque, sostanzialmente penale delle sanzioni amministrative comminate dalle norme rilevanti nei procedimenti de quibus, ravvisando altresì che i fatti illeciti penali ed amministrativi sanzionati sono riconducibili all’idem factum e che, pertanto, in prima battuta, il cumulo sembrerebbe in contrasto con il diritto garantito dall’art. 50 CDFUE, ma con delle puntualizzazioni.
La fattispecie oggetto della causa C-524/15 riguarda un imputato per il reato di omesso versamento IVA, nei cui confronti l’amministrazione finanziaria aveva già inflitto una sanzione amministrativa per il corrispondente illecito tributario. Al riguardo, la Corte ha affermato che il cumulo delle sanzioni penale ed amministrativa per l’omesso versamento IVA è compatibile col principio del bis in idem in quanto chiaramente previsto dalla legge italiana e dal sistema del doppio binario, nonché giustificato dall’obiettivo di assicurare la riscossione dell’IVA e, dunque, di garantire gli interessi finanziari dell’UE.
Peraltro, aggiunge la Corte, la sanzione penale, poiché prevista solo per le fattispecie più gravi, risulta proporzionata, nonché l’unica applicabile nella misura in cui il procedimento penale sospende la sanzione amministrativa e osta definitivamente all’esecuzione della stessa dopo la condanna penale. Le valutazioni di merito nel caso concreto sono rimesse al giudice del rinvio.
Nella causa C-537/16, invece, la situazione è inversa: all’imputato, dopo una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per manipolazione del mercato, è stata irrogata dalla CONSOB una sanzione amministrativa per il medesimo fatto.
In tale ipotesi, ribadita la chiarezza e la precisione delle previsioni normative nazionali in materia, la Corte ha ritenuto che la disciplina italiana in materia di manipolazioni del mercato potrebbe essere contraria al diritto dell’Unione nella misura in cui la prosecuzione del procedimento amministrativo sarebbe eccessiva rispetto all’obiettivo di tutela dell’interesse generale. Spetterà, quindi, al giudice del rinvio verificare se la condanna penale sia idonea e sufficiente a reprimere l’infrazione commessa in modo efficace, proporzionato e dissuasivo.
Infine, nelle cause riunite C-596/16 e C-597/16, i ricorrenti, assolti nel procedimento penale dall’abuso di informazioni privilegiate, sono stati sottoposti a procedimento amministrativo per il medesimo fatto.
Sul punto, però, secondo il diritto processuale nazionale, l’autorità di cosa giudicata della sentenza penale definitiva di assoluzione fa stato nel procedimento amministrativo per gli stessi fatti, impedendo la prosecuzione dello stesso.
La Corte, dunque, chiamata a decidere se, alla luce del ne bis in idem, la direttiva sui mercati finanziari – che impone agli Stati membri l’obbligo di prevedere sanzioni amministrative effettive, proporzionate e dissuasive per le violazioni della normativa sull’abuso di informazioni privilegiate – osti alla richiamata normativa nazionale, ha ricordato che il diritto dell’Unione non impone di disapplicare le norme procedurali interne che attribuiscano forza di giudicato a una pronuncia giurisdizionale, statuendo che la prosecuzione del procedimento amministrativo eccederebbe manifestamente quanto necessario per conseguire la tutela dei mercati finanziari dell’Unione.