Le impugnazioni cautelari nel mandato d’arresto europeo

Di Guido Colaiacovo -

Cass., Sez. VI, 20 marzo 2018, n. 16868

Nel sistema del mandato d’arresto europeo, ai sensi dell’art. 9, comma 7, l. 22 aprile 2005, n. 69, il ricorso per cassazione per violazione di legge è l’unico mezzo che il procuratore generale e la persona richiesta in consegna (per tramite del suo difensore, a seguito della modifica dell’art. 613 c.p.p.) hanno a disposizione per censurare le decisioni assunte in materia cautelare (in questo senso, Cass., sez. VI, 29 marzo 2007, n. 17170, in C.E.D. Cass., n. 236584). Nonostante le critiche della dottrina, infatti, è esclusa la possibilità di impugnare tali provvedimenti con il più efficace mezzo del riesame (per una panoramica della questione e ulteriori richiami di dottrina e giurisprudenza, sia consentito il rinvio a Colaiacovo, Il sistema delle misure cautelari nel mandato d’arresto europeo, Cedam, 2018, p. 83 e ss.). Ne consegue che, ove sia stata ugualmente proposta tale impugnazione, il Tribunale distrettuale, in ossequio all’art. 568, comma 5, c.p.p., dovrà trasmettere gli atti alla Suprema Corte. Identica regula iuris si applica nell’ipotesi in cui, avverso un provvedimento cautelare diverso da quello genetico, sia stato proposto appello ex art. 310 c.p.p. (tali principi sono stati enunciati, in materia di estradizione, da Cass., sez. un., 28 aprile 2004, n. 31297, Terkuci, in Cass. pen., 2005, p. 3662).

L’istanza di riesame, comunque, non sarà dichiarata inammissibile ex abrupto, ma, affinchè superi il vaglio di ammissibilità della Suprema Corte, dovrà possedere i requisiti formali dell’impugnazione di legittimità: in primis, dovrà contenere motivi che denuncino esclusivamente violazioni di legge. Così, nella prassi accade spesso che l’impugnazione sia dichiarata inammissibile proprio per la carenza di tale requisito: il connotato che distingue il riesame dalle altre impugnazioni risiede proprio nel fatto che, ai sensi dell’art. 309 c.p.p., la formulazione delle doglianze non deve essere contestuale al deposito dell’istanza (sul punto, Cass., sez. VI, 28 dicembre 2016, n. 55356, in www.cortedicassazione.it).

Dunque, se per molti aspetti la sentenza in rassegna si uniforma a principi ormai consolidati, un profilo di novità si scorge in una lettura molto ampia del concetto di specificità dei motivi: nonostante la recente riforma dell’art. 581 c.p.p., la Suprema Corte ha ritenuto sufficiente, ai fini dell’accesso al giudizio di cassazione, anche una enunciazione molto sintetica dei motivi, poi articolati in maniera più approfondita attraverso memorie.