LE SEZIONI UNITE SCIOLGONO IL “NODO” SULL’OMESSA NOTIFICA DELL’AVVISO DELL’UDIENZA: È UNA NULLITÀ ASSOLUTA

Di Angela Compagnone -

Sez. Un., ud. 24 novembre 2016, dep. 12 febbraio 2017, n. 7697

La Suprema Corte, nel suo consesso plenario, dipana una vecchia (e forse mai sopita) querelle avente ad oggetto l’inquadramento giuridico dell’omesso avviso dell’udienza preliminare all’imputato entro lo schema della nullità assoluta (art. 179 c.p.p.) ovvero di quella a regime intermedio (art. 180 c.p.p.), ribadendo che siffatta omissione integra una nullità assoluta e, in quanto tale, insanabile e rilevabile di ufficio in qualsiasi stato e grado del procedimento.

Il ragionamento sviluppato dalle Sezioni Unite muove dalla formulazione di un quesito, ossia: se l’omesso “avviso” di cui all’art. 419 c.p.p. equivalga (o meno) all’omessa “citazione”, con tutto ciò che ne consegue in ordine alla disciplina giuridica da applicarsi in materia di nullità.

L’enunciazione di una risposta positiva passa attraverso un ragionamento ad ampio respiro, che va dalla rievocazione delle argomentazioni già svolte dalle Sez. Un. c.d. Ferrara (9 luglio 2003, n. 35358), che pure erano approdate ad inquadrare il vizio in esame nello schema normativo di cui all’art. 179 c.p.p., valorizzandone l’aspetto sostanziale -del tutto sovrapponibile a quello della “citazione”- finalizzato a garantire la partecipazione in giudizio dell’imputato,  all’analisi della formulazione normativa di diversi articoli del codice di rito, come ad es. l’art. 420, co. 2 e 420-bis c.p.p., il cui tenore letterale indurrebbe a ritenere pressoché assimilabili le regole dettate per la costituzione delle parti nell’udienza preliminare a quelle previste negli atti introduttivi al dibattimento.

Non solo. Tra gli ulteriori argomenti utilizzati a supporto della propria decisione (o per meglio dire: a conforto dell’assimilazione dell’ “avviso” alla “citazione”) si segnalano, per l’un verso, la riflessione circa la natura della udienza preliminare, come rimodellata tanto da modifiche legislative che da pronunce costituzionali ([1]), non più -semplicemente- considerabile “di mero filtro” ma “vero e proprio giudizio”, per l’altro verso, la rievocazione di quanto cristallizzato nella Relazione al progetto preliminare del codice di procedura penale ove a pag. 57 è dato leggere che «è rimasta insanabile la omessa citazione che va intesa come riferita non solo al dibattimento, ma anche a momenti diversi, come ad esempio, l’udienza preliminare».

Tutto ciò, ed invero altro ancora, ha portato il Supremo Collegio, nella sua composizione plenaria, a ritenere di non doversi discostare dal solco giurisprudenziale già tracciato dalle cit. Sez. Un. Ferrara, non sussistendo valide ragioni per modificare il principio di diritto per il quale «L’omessa notifica all’imputato dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare configura un’ipotesi di nullità assoluta, insanabile e rilevabile di ufficio in ogni stato e grado del procedimento, derivante dall’omessa citazione dell’imputato».

([1]) Corte Costituzionale, sent. n. 224 e 335 del 2002.