Le Sezioni Unite sulla causa di non punibilità ex art. 590 sexies c.p.

Di Antonella Ciraulo -

Cass. pen., Sez. Un., 21 dicembre 2017 (dep. 22 febbraio 2018), n. 8770

In data 22 febbraio sono state depositate le attesissime motivazioni delle Sezioni Unite della Cassazione, chiamate a comporre il contrasto sorto in seno alla quarta sezione della medesima corte ed avente ad oggetto l’ambito applicativo della previsione di ‘non punibilità’ prevista dall’art. 590 sexies c.p., introdotta dalla l. Gelli-Bianco.
In particolare, quest’ultima disposizione ha abrogato la precedente introdotta dall’art. 3 della l. Balduzzi, secondo cui la responsabilità del medico che si fosse attenuto a linee guida e buone pratiche avrebbe potuto essere affermata solo per colpa grave.
Oggi, invece, con l’introduzione del nuovo art. 590 sexies c.p., la punibilità è esclusa, senza alcun riferimento testuale al fatto che si versi in colpa grave o lieve, qualora, nell’esercizio della professione sanitaria:
l’evento si sia verificato a causa di imperizia;
siano state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee-guida, come definite e pubblicate ai sensi di legge, ovvero, in mancanza, le buone pratiche clinico-assistenziali;
le raccomandazioni contenute nelle linee-guida predette risultino adeguate alle specificità del caso concreto.
Il contrasto giurisprudenziale risolto dalle Sezioni Unite è riassumibile in due pronunce.
La prima, nota come Tarabori De Luca, ha statuito che il trattamento stabilito dalla legge Gelli Bianco è, in concreto, meno favorevole rispetto a quello previsto dalla l. Balduzzi, così da giustificarne la residua applicazione di quest’ultimo rispetto ai fatti anteriori.
La Corte ha altresì rilevato che permarrebbe uno spazio di punibilità legato ad un’imperizia grave, ovvero alle ipotesi di scelta inadeguata delle raccomandazioni contenute nelle linee-guida accreditate ovvero addirittura alla mancata individuazione delle linee-guida pertinenti, riservando, invece, il beneficio della non punibilità alle ipotesi di imperizia non grave, nelle quali l’evento si sia verificato nonostante l’osservanza delle linee-guida ritenute in astratto adeguate al caso concreto.
La seconda pronuncia, Cavazza, diametralmente opposta, afferma che il secondo comma dell’art. 590 sexies c.p. è norma più favorevole rispetto all’art. 3 l. Balduzzi, poiché prevede una causa di non punibilità dell’esercente la professione sanitaria collocata al di fuori dell’area di operatività della colpevolezza, operante cioè nel solo caso di imperizia e indipendentemente dal grado della colpa, essendo compatibile il rispetto delle linee-guida e delle buone pratiche con la condotta (anche gravemente) imperita nell’applicazione delle stesse.
Dunque, non imperizia in eligendo le linee-guida – correttamente individuate –, ma in executivis, cioè corretta scelta di intervenire in base alle linee-guida, ma allo stesso tempo imperizia nell’esecuzione, nell’applicazione delle stesse.
Secondo le Sezioni Unite in commento, entrambe le ricostruzioni sono condivisibili, ma con necessarie puntualizzazioni.
Ed invero, le Sezioni Unite, anzitutto, ribadiscono l’indubbia utilità dell’introduzione delle linee-guida pubblicate a cura del competente istituto pubblico, nella misura in cui costituiscono una guida per l’operatore sanitario e offrono maggiore determinatezza riguardo alle fattispecie colpose, le più difficili da inquadrare, che hanno necessità di essere eterointegrate da fonti di rango secondario concernenti la disciplina delle cautele, delle prescrizioni, degli aspetti tecnici che in vario modo fondano il rimprovero soggettivo.
Tuttavia, ciò non deve generare automatismi: in ipotesi di colpa da negligenza o imprudenza, la novella causa di non punibilità è destinata a non operare; mentre la semplice constatazione della esistenza di linee-guida attinenti al caso specifico non comporta che la loro violazione dia automaticamente luogo a colpa da imperizia.
In secondo luogo, ad avviso delle Sezioni Unite, la ricerca ermeneutica conduce a ritenere che la norma in esame continui a sottendere la nozione di “colpa lieve”, considerato che il tema della colpa medica penalmente rilevante sembra essere sensibile alla questione della sua graduabilità – pur a fronte di un precetto, quello di cui all’art. 43 c.p., che disciplina la colpa senza distinzioni interne – e che, dal punto di vista teorico, non si individua alcuna ragione vincolante per la quale tale conclusione debba essere scartata.
Infine, con riguardo alle questioni intertemporali, la l. Balduzzi risulta più favorevole in due ipotesi:
in relazione alle contestazioni per comportamenti del sanitario connotati da negligenza o imprudenza, con configurazione di colpa lieve, ove risulta provato il rispetto delle linee-guida o delle buone pratiche accreditate;
con riguardo alla colpa da imperizia, nel caso in cui l’errore determinato da colpa lieve sia caduto sul momento selettivo delle linee-guida e cioè su quello della valutazione della appropriatezza della linea-guida.