L’effetto estensivo ex art. 587 c.p.p. non opera in caso di prescrizione post impugnazione

Di Davide Bianchi -

Cass. pen., S.U., 26 ottobre 2017, n. 3391

La quaestio iuris devoluta alle Sezioni Unite dalla Quinta Sezione (una prima volta con ord. 2 febbraio 2017 e una seconda con ord. 17 maggio 2017) era la seguente: “Se l’effetto estensivo ex art. 587 cod. proc. pen. della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione operi in favore del coimputato non impugnante anche nell’ipotesi in cui la causa di estinzione sia maturata dopo l’irrevocabilità della sentenza di condanna nei confronti dello stesso”.
La Cassazione riunita ha risposto negativamente, confermando così l’orientamento giurisprudenziale maggioritario (ex plurimis, Cass., Sez. Un., 24 marzo 1995, n. 9; Cass., Sez. Un., 20 dicembre 2012, n. 19054): “L’effetto estensivo ex art. 587 cod. proc. pen. della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non opera in favore del coimputato concorrente nello stesso reato non impugnante se detta causa estintiva é maturata dopo la irrevocabilità della sentenza emessa nei confronti del medesimo”.
La statuizione dei Supremi Giudici si fonda principalmente su tre solidi argomenti, logicamente concatenati.
In primo luogo, è stato rilevato come l’impugnazione del coimputato non impedisca il formarsi del giudicato nei confronti di colui che non ha impugnato: se l’impugnazione del primo viene accolta per motivi “comuni” si avrà in favore del secondo l’integrazione di un’ipotesi di revoca del giudicato.
In secondo luogo, si è rilevato come, per l’imputato condannato con sentenza ormai passata in giudicato, la prescrizione del reato non possa in alcun modo trovare applicazione, poiché l’irrevocabilità della condanna segna per il colpevole “la fine del tempo del processo e priva in radice di giustificazione logica e giuridica ogni ulteriore computo nei suoi confronti del termine di prescrizione del reato”.
Infine, le Sezioni Unite hanno rilevato come la finalità della norma che prevede l’effetto estensivo dell’impugnazione (art. 587 c.p.p.) sia quella di evitare “contraddittori giudicati in causa unica”, contradditorietà che non si verifica appunto nel caso di specie, dove la pronuncia di non doversi procedere per intervenuta prescrizione a beneficio dell’impugnante (ossia di colui che, grazie all’impugnazione, ha mantenuto la veste di imputato) si affianca, senza contrasti, al giudicato di condanna previamente formatosi a carico del non impugnante.
Dalle suesposte argomentazioni la Corte nomofilattica ha tratto la logica conseguenza che la prescrizione intervenuta nelle more del giudizio d’impugnazione non possa giovare all’imputato, rectius al condannato, che non aveva impugnato, a meno che il termine prescrizionale non maturi prima dell’irrevocabilità della pronuncia di condanna, nel qual caso la causa estintiva opera anche a vantaggio del coimputato non impugnante.