Legittima difesa: la proposta di legge approvata alla Camera

Di Antonella Ciraulo -

Disegno di legge n. 3785 – approvato dalla Camera dei deputati il 4.5.2017

Sommario: 1. Introduzione – 2. Il nuovo volto della legittima difesa – 3. Osservazioni.

1. Introduzione.

La proposta di legge n. 3785, approvata dalla Camera dei Deputati il 4 maggio 2017 e trasmessa al Senato in pari data, contiene significative modifiche agli artt. 52 e 59 del codice penale.
La prima versione del testo prevedeva modifiche al solo art. 59 c.p. (“Circostanze non conosciute o erroneamente supposte”), ma l’approvazione di taluni emendamenti ha comportato l’introduzione di sostanziali modifiche all’art. 52 c.p. (“Legittima difesa”), mutando considerevolmente il nucleo originario della proposta.
In particolare, come si legge nelle relazioni illustrative, la riforma dei summenzionati articoli si sarebbe resa necessaria a fronte dell’aumento di furti e rapine nelle abitazioni private, soprattutto nelle ore notturne.
Seppur il legislatore abbia previsto la scriminante della legittima difesa per i casi in cui, dinnanzi ad un pericolo concreto ed imminente di un’aggressione ingiusta (non iure), la vittima reagisca con una difesa necessaria e, soprattutto, proporzionata all’offesa e che quest’ultima non sia altrimenti evitabile, tuttavia, ad avviso dei Deputati proponenti, la norma, così come formulata, sarebbe sostanzialmente inapplicabile, rendendosi dunque necessario individuare con più precisione le varie fattispecie e circoscrivere il perimetro di discrezionalità del giudice.
Peraltro, non sembrerebbe essersi rivelata efficace la riforma operata con la legge 13 febbraio 2006 n. 59, che ha introdotto una presunzione di proporzionalità della reazione difensiva armata in caso di violazione di domicilio (o di fatto avvenuto presso un esercizio commerciale), operante anche nell’ipotesi di legittima difesa putativa incolpevole, che trova applicazione in relazione ai fatti verificatisi nei luoghi richiamati dalla norma, da parte di un soggetto legittimamente presente negli stessi, mediante un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo alla difesa della propria o altrui incolumità o dei beni patrimoniali. In questo secondo caso è necessario altresì che non vi sia desistenza da parte degli aggressori e che sussista un pericolo di aggressione (da intendersi come personale).
In tutte queste ipotesi, anche in quella per cui è prevista la presunzione di proporzionalità, il giudice sarà comunque tenuto a verificare se, in concreto, sussistano i requisiti della necessità e della inevitabilità altrimenti dell’offesa.

2. Il nuovo volto della legittima difesa.

In tale ottica, la proposta di legge prevede anzitutto l’introduzione di un nuovo comma 2 all’art. 52 c.p.: «Fermo quanto previsto dal primo comma, si considera legittima difesa, nei casi di cui all’articolo 614, primo e secondo comma, la reazione a un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi ivi indicati con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno».
Il comma 4 dello stesso articolo prevede che «le disposizioni di cui al secondo e al terzo comma [violazione del domicilio commessa in tempo di notte ovvero realizzata con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno] si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale».
La proposta di legge in esame apporta modifiche anche all’art. 59 c.p., introducendo in particolare un nuovo ultimo comma, che così recita: «Nei casi di cui all’articolo 52, secondo e terzo comma, la colpa dell’agente è sempre esclusa quando l’errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione posta in essere in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica o per la libertà personale o sessuale». Secondo la versione attualmente in vigore (“Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”), il dolo è escluso se l’agente ritiene per errore sussistente una causa di giustificazione (rilevanza del putativo); se l’errore è determinato da colpa ed il delitto è previsto come colposo, il soggetto sarà punibile.
Con la nuova formulazione, invece, verrebbe meno quest’ultima ipotesi qualora l’errore sia riconducibile al grave turbamento psichico scaturito dall’aggressione subita.
Infine, va dato atto che la riforma prevede che «l’onorario e le spese spettanti al difensore della persona dichiarata non punibile per aver commesso il fatto per legittima difesa o per stato di necessità sono a carico dello Stato», secondo le disposizioni del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.

3. Osservazioni.

È di tutta evidenza che l’ipotesi di riforma appena esaminata è di notevole rilevanza e, se approvata anche dal Senato, potrebbe avere riflessi applicativi di non poco momento.
Essa, infatti, si pone come obiettivo quello di restringere la sfera di discrezionalità del giudice e rendere, dunque, più effettivo il riconoscimento della legittima difesa, con ciò tutelando i soggetti che, reagendo legittimamente ad una aggressione ingiusta, si trovino costrette a subire le lungaggini processuali.
Tuttavia, seppur l’intento sia quello di ampliare i confini della legittima difesa, la clausola di riserva di cui al nuovo comma 2 (“fermo quanto previsto dal primo comma”) sembra porsi in contrasto con tale obiettivo, potendo rivelarsi di dubbia interpretazione. Infatti, si potrebbe sostenere che restano ad ogni modo applicabili i requisiti previsti per la legittima difesa, col rischio che la portata innovativa della novella si esaurisca in un nulla di fatto, restando le condotte di legittima difesa in seguito a violazione del domicilio in orario notturno ovvero commessa con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno scriminate ai sensi del comma 1. Viceversa, si potrebbe ritenere che le ipotesi di cui ai commi 2 e 3 costituiscano casi ulteriori rispetto a quelli già scriminati ex art. 52, comma 1, c.p., rispetto alle quali sarebbe sufficiente che la vittima reagisca ad una aggressione notturna nel domicilio o realizzata con violenza o minaccia o inganno, non essendo dunque richiesti l’attualità del pericolo, la necessità e la proporzionalità dell’offesa.
In quest’ultimo caso, però, la disposizione potrebbe porsi in contrasto con le norme costituzionali e convenzionali poste a tutela del diritto alla vita.
Un altro effetto paradossale ricavabile dai commi 2 e 3 è il seguente: se la disciplina della legittima difesa domiciliare trova oggi applicazione in tutte le ipotesi di violazione di domicilio, la nuova disciplina la circoscrive alla violazione del domicilio commessa in tempo di notte ovvero realizzata con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno, contrastando e svilendo la portata innovativa e ampliativa della riforma.
E vi è di più. La nuova formulazione dell’art. 52 c.p., nella parte in cui fa riferimento alle “ore notturne”, pecca indubbiamente di determinatezza, rendendo estremamente labile il confine tra condotte punibili e non punibili. Difatti, la proposta non specifica adeguatamente tale circostanza temporale, rimettendo – in contrasto con l’obiettivo della riforma – alla discrezionalità del giudice di stabilirne la ricorrenza nel caso concreto.
Da ciò deriverebbe altresì il rischio di irragionevoli disparità di trattamento rispetto all’aggressione subìta di giorno e pur sempre in condizioni di minorata difesa ed il conseguente dubbio di legittimità costituzionale quantomeno per contrasto con l’art. 3 Cost.
Con riguardo all’art. 59, comma 4, la riforma introduce certamente una deroga a tutela della vittima di aggressione che reagisca in uno stato di turbamento psichico determinato dagli accadimenti. Ad ogni modo, ancora una volta occorrerà l’accertamento in concreto del grave turbamento, per verificare se lo stesso sussista o meno e, prima ancora, per delineare quando il turbamento possa essere ritenuto grave.
Giova altresì rilevare che il legislatore della riforma non ha preso in considerazione l’eccesso colposo di cui all’art. 55 c.p., rispetto al quale sembra altamente probabile e plausibile che l’errore determinato dalla paura determini l’agente ad eccedere i limiti fissati dall’art. 52 c.p.
Al riguardo, si potrebbe in realtà optare per una lettura estensiva (in bonam partem) dell’art. 55 c.p., escludendo la colpa dell’agente nelle ipotesi di grave turbamento psichico. Se, infatti, sussiste la responsabilità colposa nel caso in cui il soggetto con maggiore attenzione avrebbe potuto non cadere in errore, allora la responsabilità andrebbe esclusa nel caso in cui il grave turbamento psichico impedisca al soggetto una valutazione ponderata: ne deriva l’inesigibilità di un comportamento diverso da parte di chi abbia reagito, seppur in maniera eccessiva, perché gravemente turbato (ipotesi questa prevista dal diritto penale tedesco; cfr. Strafgesetzbuch, § 32).

Quanto alla previsione di cui all’art. 2 della proposta di legge in commento, il legislatore, per corroborare la tutela delle vittime che reagiscano all’aggressione, ha addirittura previsto che, nei casi di non punibilità del soggetto che abbia agito per legittima difesa o per stato di necessità, onorari e spese del difensore siano in capo allo Stato.
Si tratta di una previsione del tutto inedita e destinata a sollevare dubbi di ragionevolezza e di disparità di trattamento, inserendosi anch’essa in una proposta di legge che, verosimilmente, è dettata dall’esigenza di placare le richieste di cambiamento provenienti dall’opinione pubblica, ma che richiederebbe una maggiore ponderazione sistematica.