L’imputato non può sottoscrivere personalmente il ricorso per Cassazione

Di Andrea Molinari -

Cass., SS. UU. n. 8914 23.02.2018

È quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite investita dalla Sezione rimettente del seguente quesito “se, a seguito delle modifiche apportate dalla legge 23 giugno 2017, n. 103 agli artt. 571 e 613 cod. proc. pen., con cui si è esclusa la facoltà dell’imputato di proporre personalmente ricorso per cassazione, permanga la legittimazione di questi a proporre personalmente ricorso in materia di misure cautelari personali, ai sensi dell’art. 311 cod. proc. pen”.
Ed infatti, il legislatore, intervenendo sulle norme citate, ha modificato l’art. 613 c.1 c.p.p. eliminando la parte in cui prevedeva la possibilità per l’imputato di proporre personalmente ricorso per cassazione e, contestualmente, ha introdotto nell’articolo 571, c. 1 c.p.p. la clausola “salvo quanto previsto per il ricorso per cassazione dell’art. 613 comma 1, l’imputato può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un procuratore speciale nominato anche prima della emissione del provvedimento”.
La riforma, dunque, nell’ottica di garantire un elevato livello di professionalità, quale quello richiesto per la stesura del ricorso per Cassazione, ha inteso precludere all’imputato la possibilità di proporlo personalmente lasciando, però, intatta tale facoltà per ciò che attiene gli altri metodi di impugnazione previsti dal codice vigente.
La questione di diritto formulata dalla Sezione rimettente, è sorta in occasione di un ricorso per Cassazione proposto personalmente dall’imputato in tema di misure cautelari.
In tale ambito, si forma il contrasto circa l’applicabilità del nuovo art. 613, c. 1, c.p.p. e, nello specifico, se questo si riferisca esclusivamente al ricorso “ordinario” per Cassazione o si estenda anche a tutte le altre impugnazioni per Cassazione come, ad esempio, quella prevista dall’art. 311 c.p.p.
Sostiene, infatti, la Sezione rimettente, che la previsione di cui all’art. 613, c. 1, c.p.p. sia riferita al solo ricorso per Cassazione ordinario avverso le sentenze o provvedimenti con efficacia definitoria di procedimenti principali ed autonomi.
La novella legislativa, secondo la tesi sostenuta, non andrebbe ad intaccare, dunque, anche il ricorso proposto avverso le ordinanze emesse nell’ambito dei procedimenti cautelari di cui all’art. 311 c.p.p., per loro natura incidentali e strumentali ad un successivo giudizio di merito.
Nell’ordinanza di rimessione, pertanto, viene attribuito valore di norma generale all’art. 571 c.p.p. e di deroga riferibile al solo ricorso “ordinario” per cassazione all’art. 613, c. 1, c.p.p.
In tale solco, non avendo subìto alcuna modifica l’art. 311 c.p.p., dovrebbe ritenersi valida la sottoscrizione da parte dell’imputato del ricorso per Cassazione in tema di misure cautelari.
Secondo un diverso orientamento, invece, la nuova formulazione dell’art. 613 c.p.p. avrebbe valore di norma generale volta ad escludere, in ogni caso di ricorso per Cassazione contemplato dal codice di rito, la possibilità per l’imputato di sottoscrivere personalmente l’atto di impugnazione.
Di conseguenza, alcun intervento era richiesto al legislatore sull’art. 311 c.p.p. operando in via generale la regola dettata dall’art. 613 del codice di procedura.
Le Sezioni Unite, sul contrasto formatosi, aderiscono proprio a quest’ultimo formulando il principio di diritto secondo cui «il ricorso per cassazione avverso qualsiasi tipo di provvedimento non può essere personalmente proposto dalla parte, ma deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della Corte di Cassazione».
Con tale interpretazione, quindi, la Suprema Corte ha inteso attribuire all’art. 613, c. 1, c.p.p. portata generale idonea a disciplinare ogni caso di ricorso per Cassazione ed nonché escludere, in via definitiva, la facoltà dell’imputato di sottoscrivere personalmente il ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione.