L’IMPUTATO STRANIERO RINUNCIA IMPLICITAMENTE ALLA TRADUZIONE DELLA SENTENZA SE SI ALLONTANA AL MOMENTO DELLA LETTURA DEL DISPOSITIVO

Di Ottavia Murro -

Cass. Pen. Sez. II, ud. 19 settembre 2016, dep. 16 dicembre 2016, n. 53609

Con una breve sentenza, la Sezione Seconda sancisce il principio di diritto secondo il quale l’imputato straniero, autorizzato ad allontanarsi dall’aula dell’udienza prima della lettura del dispositivo, rinuncerebbe implicitamente sia alla traduzione dell’atto al momento della lettura, a cui avrebbe diritto qualora non si allontanasse, sia alla traduzione della sentenza, alla quale di converso avrebbe diritto qualora non fosse mai stato presente in giudizio e ne avesse fatto richiesta.

Tale principio riverbera i suoi effetti anche sul decorso dei termini per l’impugnazione, infatti, la Corte ritiene che, se l’imputato viene autorizzato ad allontanarsi prima della lettura del dispositivo, per il decorso dei termini si applica la disciplina di cui all’art. 585 c.p.p. e non sarà dovuta alcuna notificazione della motivazione della decisione nella lingua a lui comprensibile.

Nel caso di specie, invero, era stata pronunciata sentenza con contestuale lettura della motivazione; pertanto gli imputati, autorizzati ad allontanarsi, avrebbero dovuto impugnare secondo i termini di cui all’art. 585 comma 2 lett. b) c.p.p., poiché il termine per l’impugnazione non era in alcun modo condizionato dalla notifica non dovuta della sentenza tradotta.

Con l’atto di impugnazione gli imputati lamentavano la violazione dell’art. 143 comma 2 c.p.p. e chiedevano la remissione in termini per proporre appello.

Nella motivazione, tuttavia, si specifica che, qualora l’imputato si allontani dall’aula, di fatto, non assiste più all’udienza in quanto assente e, conseguentemente, non è applicabile l’art. 143 comma 1 c.p.p. poiché, essendo assente, non ha più diritto alla presenza dell’interprete, il cui operato non avrebbe senso alla presenza soltanto di persone che comprendono la lingua italiana; né può ritenersi applicabile il comma 2 dell’art. 143 c.p.p. il quale prescrive che, solo nei casi di cui al comma 1, l’autorità che procede dispone la traduzione scritta dell’atto medesimo.

In conclusione, l’assenza degli imputati al momento della lettura del dispositivo rende inapplicabile l’art. 143 c.p.p. e la Corte rigetta il ricorso perché presentato tardivamente.

Viene da chiedersi se, tale principio debba essere esteso anche ai casi in cui la motivazione della sentenza non sia contestuale alla lettura del dispositivo, ovvero se sia applicabile solo all’ipotesi, delineata dal caso di specie, in cui la motivazione è contestuale.