L’interesse ad impugnare in tema di MAE

Di Giulio Magliano -

Cass, Sez. VI, 3 maggio 2017, n. 21965, Munteanu

La pronuncia in rassegna torna ad affermare un consolidato principio in tema di interesse all’impugnazione.
La vicenda origina da un ricorso per Cassazione per mezzo del quale veniva sollevato un vizio di motivazione dell’ordinanza di proroga del termine di consegna del destinatario di M.A.E. emessa dalla Corte d’Appello di Venezia.
Il provvedimento impugnato disponeva, infatti, tale proroga, ai sensi dell’art. 23 comma 2 della L. 69/2005, che accorda all’organo giudicante la facoltà di sospendere il termine per la consegna del prevenuto (ordinariamente di dieci giorni) in presenza di cause di forza maggiore e dispone che di tale decisione sia notiziato lo Stato richiedente.
Nel caso de quo,il ricorrente lamentava che tale causa di forza maggiore, seppur formalmente enunciata dalla Corte d’Appello veneta, assurgesse a mera clausola di stile, non essendo motivata in alcun modo; pertanto si sarebbe tramutata in un impropria sospensione del termine per la consegna.
La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha toccato il punctum dolens della questione, arrestandosi ad una questione di rito: il ricorrente, infatti, era stato consegnato all’autorità giudiziaria tedesca prima della celebrazione del giudizio di impugnazione e, di conseguenza, una decisione da parte della Corte regolatrice non avrebbe potuto sortire alcuna utilità.
Secondo il consolidato orientamento della Cassazione, infatti, il riconoscimento del diritto ad impugnare è condizionato dalla necessaria “presenza di un interesse immediato, concreto ed attuale alla rimozione di una situazione di svantaggio processuale derivante da una decisione giudiziale di cui si contesta la correttezza e a conseguire un’utilità, ossia una decisione dalla quale derivi per il ricorrente un risultato più vantaggioso” (così la pronuncia in commento ed in senso conforme Cass., sez. I, 25 novembre 2016 n. 8763, in C.E.D. Cass., n. 269199; Attanasio e Cass., sez. un. 27 ottobre 2011 n. 6624, in Cass. pen., 2013, p. 105).
Come si è osservato in dottrina, tale corollario del principio di economia processuale impone che, a pena di inammissibilità, il soggetto goda di un concreto interesse, giuridicamente apprezzabile ad impugnare, soddisfatto quando il provvedimento richiesto comporta una situazione pratica più vantaggiosa e non soltanto un risultato teoricamente più corretto (Tonini, Manuale breve diritto processuale penale, Milano, 2015, pag. 706).