Lo “sfregio” restaurato: la Corte di Giustizia cede il passo ai controlimiti “Taricco”

Di Gherardo Minicucci -

Corte di Giustizia UE, 5 dicembre 2017, C-42/17

È stata depositata, in data 5 dicembre u.s., l’attesa decisione della Corte di Giustizia sulla vicenda Taricco-bis, originatasi dal rinvio pregiudiziale innescato dal Giudice delle Leggi nell’ambito dell’incidente di costituzionalità sollevato dalle questioni rimesse dalla III Sezione della Corte di cassazione e dalla Corte d’Appello di Milano, e relative, come noto, alla disapplicazione ai sensi dell’art. 325 TFUE della disciplina degli atti interruttivi della prescrizione del reato ex artt. 160, ult. comma, e 161, comma 2, c.p., in tutti i casi in cui “ciò gli impedirebbe di infliggere sanzioni effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, ovvero quando frodi che offendono gli interessi finanziari dello Stato membro sono soggette a termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per le frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione”.
La Corte di Giustizia, invertendo la rotta già tracciata, delimita chiaramente la portata del principio di diritto della sentenza Taricco, coordinandolo con il principio di legalità dei reati e delle pene, nella triplice accezione della accessibilità/prevedibilità delle disposizioni penali (e della loro applicazione), della determinatezza della legge e della irretroattività delle norme sfavorevoli.
Rimarchevole, in proposito, l’asserzione che il “giudice disapplicatore” debba sempre assicurarsi che “i diritti fondamentali delle persone accusate […] siano rispettati” (§ 46), così come la rinnovata importanza assegnata al principio di legalità in quanto tale, quale patrimonio comune dell’ordinamento europeo e degli Stati membri, anche alla luce del fatto che “il diritto garantito all’art. 49 [della Carta dei diritti fondamentali dell’UE; …] ha significato e portata identici al diritto garantito dalla CEDU [all’art. 7, § 1, per come applicato dal Giudice di Strasburgo]” (§ 54).
Si aggiunge, dunque, un tassello finale all’interpretazione dell’art. 325, §§ 1 e 2, TFUE, che continua ad imporre la disapplicazione delle “disposizioni interne sulla prescrizione, rientranti nel diritto sostanziale nazionale, che ostino all’inflizione di sanzioni penali effettive e dissuasive” nei termini anzidetti, a meno che questa “comporti una violazione del principio di legalità dei reati e delle pene a causa dell’insufficiente determinatezza della legge applicabile, o dell’applicazione retroattiva di una normativa che impone un regime di punibilità più severo di quello vigente al momento della commissione del reato”.
Allontanata, quindi, l’idea del “giudice di scopo” è crescente l’attesa, esplicitata anche dalla stessa Corte di Giustizia (§ 61), in vista dell’attuazione della recente direttiva 1371/17 sul contrasto alle frodi fiscali.