Mancata rinnovazione del decreto di irreperibilità e nullità assoluta della notificazione

Di Giuseppe Collazzo -

Cass., Pen. sez. V, ud. 14.09.2017, dep. 2.11.2017, n. 50080

In materia di efficacia del decreto di irreperibilità emesso in fase di indagini preliminari, la Sentenza in rassegna conferma come il vizio della notificazione eseguita con il rito previsto per l’irreperibilità, quando attiene alla vocatio in judicium, genera una nullità assoluta, insanabile e deducibile in ogni stato e grado del procedimento, come più volte affermato (Sez. 5, n. 30072 del 24/03/2009,  Pesce, Rv. 24448101; Sez. 1, n. 29226 del 13/07/2005, Serigne, Rv. 232100; Sez. 1, n. 3488 del 21/09/1993, De Simone, Rv. 195304).

La medesima Sentenza offre, inoltre, un’importante precisazione del principio di diritto espresso dalla Sentenza delle Sezioni Unite n. 24527 del 24.05.2012 (Napolitano, Rv. 252692) circa l’efficacia del decreto di irreperibilità, emesso dal p.m. ai fini della notifica dell’avviso ex art. 415bis c.p.p., anche ai fini dell’emissione del decreto di citazione a giudizio, laddove dopo la notifica dell’avviso il p.m. non effettui nuove indagini.

Infatti, l’art. 160 c.p.p. prevede l’inefficacia del decreto di irreperibilità emesso nel corso delle indagini preliminari con la pronuncia del provvedimento che definisce l’udienza preliminare ovvero, quando questa manchi, con la chiusura delle indagini preliminari

La norma non contempla la particolare situazione, oggetto della questione affrontata dalla Sentenza in rassegna, del decreto di irreperibilità emesso in esito alle indagini preliminari ai fini della notifica dell’avviso di cui all’art. 415bis c.p.p., per la semplice ragione che quest’ultima norma è sopravvenuta rispetto all’art. 160 c.p.p.

Prendendo le mosse dal principio espresso da Sezioni Unite n. 24527 del 24/05/2012 si sottolinea, seguendo il medesimo iter logico, come diversa soluzione debba essere adottata laddove il pubblico ministero, successivamente alla notifica dell’avviso ex art. 415bis c.p.p., abbia svolto ulteriore attività di indagine.

Questo non solo perché il decreto di irreperibilità risulterebbe emesso in pendenza di indagini preliminari, ma anche perché, in tale ipotesi, verrebbe meno la ristrettezza dell’arco temporale fra l’emissione del decreto di irreperibilità e la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio, che rende in concreto superflua l’esecuzione di nuove ricerche sulla reperibilità dell’imputato.

Alla luce di tale precisazione, il principio stabilito dalle Sezioni Unite deve essere definito in termini più articolati di quelli di una mera previsione di generale efficacia del decreto di irreperibilità, emesso a conclusione delle indagini preliminari, anche per la fase introduttiva del giudizio.

Tale efficacia è attribuita al decreto a condizione che la continuità, normalmente intercorrente fra l’avviso ex art. 415bis c.p.p. e il decreto di citazione diretta a giudizio emesso dallo stesso pubblico ministero, renda superflua la rinnovazione delle ricerche; condizione che viene meno ove fra i due atti si interponga un passaggio procedimentale ulteriore, quale l’esecuzione di nuove indagini a seguito della notifica dell’avviso di cui all’art. 415bis c.p.p.

Tale continuità è all’evidenza insussistente anche nell’ipotesi in cui l’avviso ex art. 415bis c.p.p., notificato con la procedura dell’irreperibilità, sia stato emesso in un procedimento nel quale è prevista la celebrazione dell’udienza preliminare; laddove, fra l’emissione dell’avviso e l’emissione del decreto che dispone del giudizio si inserisce un’intera fase procedimentale (l’udienza preliminare) che costituisce un’interposizione avente consistenza ben maggiore di quella del compimento di ulteriori indagini da parte del pubblico ministero, si impone la rinnovazione delle ricerche dell’imputato.