Mandato d’arresto europeo: il termine per il deposito di memorie nel giudizio di cassazione

Di Guido Colaiacovo -

Cass., Sez. VI, 22 settembre 2016, n. 40254, Dinca

Il procedimento dinanzi alla Suprema Corte in materia di euromandato è delineato dall’art. 22 della l. 22 aprile 2005, n. 69 e si caratterizza per talune peculiarità che lo distinguono tanto da quello ordinario (artt. 610 e ss. c.p.p.), che da quello estradizionale (art. 706 c.p.p.).

Si percepisce, tra l’altro, una notevole contrazione dei tempi per la definizione della procedura: brevi termini per la presentazione del ricorso (comma 1), per la decisione (comma 3) e per il deposito della motivazione (comma 4), nonché per l’eventuale giudizio di rinvio a seguito di annullamento (comma 6).

Benchè soltanto i primi abbiano carattere perentorio (nel senso che i termini previsti per il giudizio di cassazione non hanno tale carattere, Cass., sez. VI, 5 luglio 2010, n. 25870, in C.E.D. Cass., n. 247829), tale impostazione improntata a estrema celerità, determinata dalla necessità di giungere rapidamente alla adozione di una decisione sulla richiesta di consegna, come imposto dalla decisione quadro 584/2002/GAI, può creare degli attriti con la previsione che il legislatore ha utilizzato quale archetipo per la celebrazione del giudizio, ossia l’art. 127 c.p.p.

In materia, la sentenza in rassegna offre una importante precisazione, indicando le modalità attraverso le quali le parti possono esercitare il diritto di presentare memorie.

Se, infatti, si seguissero pedissequamente le indicazioni dell’art. 127 c.p.p., che fissano come termine per la presentazione di memorie cinque giorni liberi prima dell’udienza (Cass., sez. I, 20 marzo 2015, n. 16356, in Cass. pen., 2016, p. 4173), si rischierebbe di porre l’interessato nella condizione di non poter presentare memorie, posto che l’avviso di udienza può essere notificato anch’esso nei cinque giorni precedenti.

Dunque, il potenziale antinomico viene disinnescato consentendo la presentazione di scritti difensivi fino all’udienza.

A margine di questa precisazione, la Suprema Corte, seguendo una consolidata giurisprudenza, aggiunge che con le memorie difensive non possono essere presentati motivi nuovi che non siano connessi con quelli proposti con l’atto di impugnazione ovvero questioni non rilevabili d’ufficio (ex plurimis, Cass., sez. un, 25 febbraio 1998, n. 4683, Bono, in Cass. pen., 1999, p. 71, con nota di Filippi, I “motivi nuovi” secondo le sezioni unite della Cassazione).