Messa alla prova: diatribe in tema di competenza del giudice

Di Ottavia Murro -

(Cass. Pen. Sez. I, 3 febbraio 2016, dep. il 22 giugno 2016, n. 25867)

La Corte, con una sentenza edita, ha affermato che, in caso di richiesta di messa alla prova ex art. 464 bis c.p.p., avanzata in sede di opposizione a decreto penale di condanna, competente a conoscere la stessa è il giudice dibattimentale e non il giudice per le indagini preliminari.

La ratio giustificativa di tale affermazione va individuata nell’obiettiva diversità tra la richiesta di messa alla prova (anche causa di estinzione del reato) e l’ammissione ad un rito alternativo. Infatti, si rileva che l’art. 461 co. 3 c.p.p. – che individua nel giudice che ha emesso il decreto penale di condanna l’autorità giudiziaria destinataria della richiesta di ammissione ai riti ex artt. 438 e 444 c.p.p. – sia inapplicabile, in via analogica, alla messa alla prova, mancando una espressa previsione in tal senso. Il silenzio del legislatore deve ritenersi, pertanto, indicativo della volontà di attribuire tale competenza al giudice chiamato a definire il giudizio conseguente all’opposizione.

Tale regula iuris trova fondamento anche nel dettato normativo che disciplina l’istituto della messa alla prova. Infatti, qualora sia competente il giudice delle indagini preliminari, sorgono problematiche applicative, ad esempio, per l’art. 464 sexies c.p.p. (acquisizione delle prove non rinviabili e di quelle che possono condurre al proscioglimento dell’imputato). Il gip, invero, si troverebbe ad acquisire prove relativamente ad un giudizio che, in caso di revoca dell’ordinanza di sospensione con messa alla prova, verrebbe celebrato dal giudice del dibattimento, con il concreto rischio di configurare nell’art. 464 sexies c.p.p. una nuova ipotesi di incidente probatorio. Tale deroga – talaltro tacita – al principio dell’oralità non appare ammissibile.

Infine, l’art. 464 octies c.p.p. prevede che in caso di revoca il procedimento riprenda il suo corso, sottintendendo così il carattere incidentale dell’istituto, con la conseguenza che il procedimento deve essere necessariamente trattato dal giudice innanzi al quale si espleterà il giudizio, ossia quello dibattimentale. (Sul tema non risultano precedenti, né specifici interventi della dottrina).

Avv. Ottavia Murro