No alla liquidazione di onorari in misura inferiore alla tariffa forense

Di Laura Dipaola -

Cass.civ., ord. 11 dicembre 2017 n. 29594

La pronuncia in esame, pur innestandosi in una vicenda civile, estende il principio di diritto ivi statuito anche a fattispecie di natura penalprocessuale.
Il richiamo alla doverosa osservanza del tariffario non è stato solo oggetto di pronunce giurisprudenziali: l’art. 82 del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, in materia di patrocinio a spese delle Stato e, con riguardo a tutti quei casi in cui sia l’autorità giudiziaria a liquidare il compenso all’avvocato, stabilisce che “l’onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati […omissis…] osservando la tariffa professionale”, tanto da precludere discostamenti di sorta dalla medesima da parte dell’autorità procedente.
Analogo il contenuto dell’art. 1 del D.M. 10 marzo 2014 n. 55 laddove individua l’ambito applicativo dei parametri forensi al di fuori dei casi nei quali i compensi non siano stati determinati in forma scritta ovvero in caso di mancata determinazione consensuale degli stessi.
Nella narrativa della motivazione, i giudici di legittimità richiamano, in adesione, una trascorsa pronuncia della medesima sezione (Cass., 2 marzo 2011, n. 7293), la quale specifica che i soli casi nei quali è consentito non fare applicazione delle tariffe riguardano i rapporti tra professionista e cliente laddove tra gli stessi si stabilisca una convenzione di pagamento mentre la tariffa mantiene la propria efficacia e vincolo allorquando il giudice debba procedere alla regolamentazione delle spese di giudizio in applicazione del criterio della soccombenza.
Successivamente, l’inderogabilità dei minimi tariffari è stata ribadita da altra pronuncia (Cass., 3 aprile 2013, n. 11232) e, a tutt’oggi, non si rinvengono orientamenti di legittimità in senso contrario.