No all’applicabilità dell’art. 131 bis c.p. davanti al giudice di pace

Di Gherardo Pecchioni -

Cass. Pen. Sez. V, 14 luglio 2016, dep. il 2 novembre 2016, n. 45996

La questione dell’applicabilità della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis c.p. ai procedimenti davanti al giudice di pace è già stata affrontata in più occasioni dalla Suprema Corte, e con conclusioni non univoche. Nella sentenza in commento, gli ermellini scelgono di dar seguito all’orientamento negativo, che è anche quello maggioritario, sulla base di una pluralità di argomentazioni che fanno leva sulle differenze tra la fattispecie in questione e la particolare tenuità del fatto di cui all’art. 34 d.l. n. 274 del 2000 (in senso favorevole si veda però la recente Cass. Pen Sez. IV, 29 settembre 2016, n. 40699, in C.E.D. Cass. 2016).
In primo luogo, sostengono i giudici della V sezione, la fattispecie di cui al citato art. 34, a differenza di quella codicistica (applicabile solo ai reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore a 5 anni nel massimo), non contiene alcuna limitazione quoad poenam. Inoltre, parziali ma significative differenze sussistono anche con riferimento ai presupposti applicativi dei due istituti. Ma, ancor più determinante ai fini della soluzione adottata, appare agli occhi degli ermellini il ruolo che gioca la persona offesa nel perfezionamento delle due fattispecie: il citato art. 34, infatti, a differenza di quanto previsto dall’art. 131 bis c.p., attribuisce alla persona offesa una vera e propria facoltà inibitoria, che trova il suo fondamento nella finalità conciliativa della giurisdizione penale del giudice di pace.
Alla luce di tali differenze, la disciplina della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 34 d.l. n. 274 del 2000 assume connotati di specialità rispetto a quella dell’art. 131 bis c.p., tali escludere che il primo sia stato tacitamente abrogato con la novella del 2015, non sussistendo alcuna incompatibilità tra i due istituti. Parimenti, deve escludersi che la particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis c.p. trovi applicazione nei procedimenti davanti al giudice di pace poiché, in virtù dell’art. 16 c.p., che regola il rapporto tra codice penale e le altre leggi penali, le disposizioni del primo si applicano anche alle materie regolate dalle seconde in quanto non diversamente stabilito; ipotesi quest’ultima che ricorre nel caso di specie proprio alla luce dei profili di specialità che caratterizzano la disciplina del citato art. 34.