Omesso versamento di ritenute: possibile assoluzione dell’imprenditore in crisi di liquidità

Di Antonella Ciraulo -

Cass. pen., Sez. III., 23 novembre 2017 (dep. 12 febbraio 2018), n. 6737

Con la pronuncia in esame, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata della Corte d’appello di Brescia che, in parziale riforma della statuizione del giudice di prime cure, condannava l’imputata alla pena di un anno di reclusione per il reato di cui all’art. 10 bis d. lgs. 74/2000, per avere omesso, nella qualità di rappresentante legale di una società, il versamento delle ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti.
Con il primo motivo di ricorso, il difensore dell’imputata rilevava l’assenza di ogni accertamento sull’effettivo rilascio delle certificazioni ai sostituiti, mentre con il secondo motivo lamentava l’errore di diritto del giudice di appello nell’escludere la mancanza dell’elemento soggettivo richiesto ai fini dell’integrazione della fattispecie di reato ascritta.
In particolare, ad avviso della difesa, l’imputata non aveva potuto accantonare mensilmente gli importi delle ritenute dovute per il periodo di imposta 2009 essendo ella divenuta amministratrice soltanto nel 2010, nonché a causa della crisi di liquidità in cui versava la società.
La Suprema corte ritiene parzialmente fondato il ricorso in punto di mancato accertamento dell’elemento soggettivo. Ed invero, la Corte territoriale ha ritenuto sussistente il dolo dell’imputata per avere scelto di pagare gli stipendi ai dipendenti piuttosto che versare le imposte dovute.
In realtà, rilevano gli Ermellini, la motivazione di appello erra nell’affermare che l’imputata aveva scelto di retribuire i dipendenti anziché ottemperare agli obblighi tributari, in quanto la stessa “era parsa sinceramente obbligata” a garantire mezzi di sostentamento necessari ai dipendenti e alle loro famiglie (e non gli stipendi al fine di assicurare la continuità aziendale). Pertanto, prosegue la Corte, affermare di essere ritenuti a fare una cosa non equivale ad aver scelto di non farne un’altra.
Poiché ai fini dell’integrazione della fattispecie di cui all’art. 10 bis d.lgs. 74/2000 è richiesto il dolo generico, che non può essere scisso dalla consapevolezza della illiceità della condotta che viene investita dalla volontà, ad avviso della Cassazione, “la corte territoriale avrebbe dovuto accertare in modo completo la fattispecie criminosa, anche in relazione all’elemento soggettivo, non potendo a priori escludere che la convinzione che i dipendenti necessitassero l’immediata corresponsione di mezzi sostentamento necessari fosse stata compatibile con il dolo del reato ovvero con la consapevolezza di illiceità”.
Ne consegue che, con la sentenza de qua, la Cassazione apre possibili spiragli a pronunce di assoluzione per quegli imprenditori che, in crisi di liquidità, omettano il pagamento delle imposte, destinando le risorse residue dell’impresa al sostentamento dei dipendenti, non essendo tale scelta di per sé sufficiente ad integrare l’elemento soggettivo.